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 Oggetto del messaggio: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 12:57 pm 
Passeggero volo 815
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Iscritto il: dom gen 25, 2009 4:34 pm
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Il Philadelphia Experiment ebbe inizio nel 1931-1932 a Chicago. A quei tempi si parlava di invisibilità e di teletrasporto un pò dappertutto, sulle
riviste di scienza popolare, tipo 'Popular Science', 'Popular Mechanic', 'Science Illustrated', etc... Pareva che, da come ne parlavano, si fosse
vicini a qualcosa di veramente straordinario, anche se solo teoricamente.
Intorno al 1931, qualcuno decise che era giunta l'ora di fare qualcosa a questo proposito. Un gruppo di scienziati si riunì a Chicago, nell'Università. Essi erano: il dr. Nikola Tesla, il dr. John Hutchinson, quale rettore della suddetta università, ed il dr. Kirenamer, un fisico austriaco membro della suddetta università. I quali iniziarono a fare alcune ricerche, alcuni studi. Poco dopo, tutto il progetto fu spostato all'Istituto Studi Avanzati di Princeton, un corpo indipendente, dov'era anche Einstein, che partecipava come matematico teorico (nota la sua teoria, ripresa nell'esperimento Philadelphia dei Campi Unificati). Altri scienziati poi si unirono al progetto, uno dei più importanti dei quali era il dr. Von Neumann, un matematico teorico ungherese, che sapeva anche applicare la teoria, mentre Einstein no. E poi c'era anche un altro soggetto interessante: il dr. David Hilbert, un matematico meno noto, ma il più importante d'Europa, tedesco, che rimase comunque in Germania, ma era nel giro di von Neumann.

Più o meno nel 1934 il progetto fu portato nell'istituto di Princeton e fu chiamato Tesla. Tesla era un genio elettronico, inventò molte macchine e ne brevettò altre. Vinse un premio per aver provvisto di elettricità l'esposizione Mondiale di Chicago aplicando per la prima votla il suo generatore a corrente alternata. A quell'esposizione fece la prima delle sue dimostrazioni pubbliche, in cui presentò una nave radio-comandata. Vinse l'appalto per costruire la centrale elettrica del Niagara, la prima fornita
di generatori a corrente alternata, che poteva fornire corrente fino a New York City senza interruzioni.
Nel 1899 Tesla si recò a Colorado Springs per svolgere delle ricerche che sfociarono nelle cosiddette 'bobine Tesla' e questo per due anni. Dopo di che fece due comunicati stampa. In quello del 1899 andò dicendo che era entrato in contatto con alcuni alieni. Tutti storsero il naso pensando che
fosse andato fuori di testa. Nel 1906, J. P. MOrgan, che già aveva finanziato e comperato 20 brevetti di Tesla, lo finanziò ancora per sviluppare un sistema per la trasmissione di segnali radio e televisivi. La Torre Wardencliff fu eretta a Long Island nel 1906 su progetto suo. Un bel giorno Tesla andò da lui e gli propose un sistema di elettricità libera per
tutti i cittadini. L'altro, allibito più che mai, gli tolse ogni finanziamento. Nel 1914, quancuno dinamitò la Torre Wardencliff. Nel 1917 Roosevelt lo chiamò per lavorare per il governo. Fu anche coinvolto nell'American Marconi Co. per gli studi sugli alieni e che fu assorbita dal governo assieme a lui. Allora inventò il sistema di antenna Rogers, senza fili, per scopo militare, che permetteva una comunicazione perfetta tra gli USA e l'Europa, ancora oggi usato. Tutto quello che Tesla progettava funzionava perché egli sapeva vederlo nella sua mente prima di costruirlo. Era un intuitivo geniale. Nel 1933 Roosevelt divenne presidente degli USA e lo chiamò proponendogli il predecessore del Philadelphia Experiment: il 'Project Rainbow'. Ecco come Tesla entrò nella faccenda. Nel 1936 furono
fatti degli esperimenti, e tutto funzionò. Cioè: gli scienziati riuscirono a rendere alcuni oggetti invisibili parzialmente, e ciò li incoraggiò a continuare l'esperimento. E a quel punto se ne interessò anche la marina USA. Essa elargì parecchi dollari ed il progetto si espanse, includendo altri scienziati, come il Dr. Le Bon, ed il dr. Clarkson, anche se non c'è nessuna prova scritta di questo. In quell'Istituto erano portati avanti molti altri esperimenti, non solo questo, ed Eistein era il sovrintendente di tutti; era chiamato il Generale. E la cosa crebbe a dismisura.
Nel 1936, provarono ed ebbero un certo successo. In realtà si voleva produrre un campo d'invisibilità attorno ad un oggetto. Così andarono avanti e nel 1940 ebbero il primo vero successo sotto la direzione di Tesla, nel porto di Brooklyn; usarono una piccola nave vuota. Tutto l'armamentario
elettronico fu montato su di questa. La corrente era fornita da altre due navi posizionate una su un lato e una sull'altro, vicine, collegate con dei
cavi, che potevano essere tagliati se qualcosa fosse andato storto. Tutto andò liscio. La nave diventò davvero invisibile. La marina allora mise a
disposizione fondi illimitati e chiamò il tutto come abbiamo già detto 'Project Rainbow'. Ecco che a questo punto entrarono in scena Alfred Bielek ed il fratello Don, nati Cameron, presi per via dei loro studi scientifico-militari. A capo del Progetto Rainbow c'era l'Ingegneria Navale, con l'ammiraglio Hal Bowen, supervisore di tutti i progetti di ingegneria.
Sotto di lui c'era il tenente comandante Alan Batchelor, vivo ancora oggi, che ricorda bene tutto. Quando Bielek lo andò a trovare, egli lo apostrofò
dicendo: - Hai lavorato a quel progetto, ma tu non ti chiamavi Bielek, allora -. Cioè? Aveva chiesto lui allibito. Batchelor lo riconobbe perchè ricordava bene il fratello di Al.
Nel gennaio 1941, la marina chiamò i due Bielek al porto di Brooklyn; stavano iniziando a comporre l'equipaggio. Roosevelt dette loro una nave
(fatto tenuto strettamente top-secret) e disse a Tesla: - Rendila invisibile, ora! -. Si era sicuri che ci sarebbe riuscito. Furono usati 3 trasmettitori RF, un generatore principale, poi due che portavano una serie di bobine magnetiche per produrre un campo magnetico forte. All’inizio furono avvolti sullo scafo della nave, poi sul ponte. Ed i campi RF tutti sincronizzati con speciali frequenze e in onde speciali che avrebbero prodotto il campo d’invisibilità.
Nel 1923 Tesla aveva fatto altre dichiarazioni sui suoi contatti con gli alieni, accolte con diffidenza, ma che continuavano tutt’ora. Inoltre dichiarò di avere un laboratorio personale presso l’Hotel New Yorker all’ultimo piano, ed un altro a New York. Sconosciuto ai più, ce n’era un terzo in cima al Waldorf Astoria Hotel, all’ultimo piano, con un trasmettitore acceso ed un’antenna ricevente costruita dalla RCA su istruzioni sue, sul soffitto dell’Hotel New Yorker. Bielek conobbe due suoi collaboratori, uno dei due era molto enfatico: un alieno! Non si sa chi fosse costui, né da quale pianeta venisse.

In quel periodo Tesla seppe alcune cose, conseguentemente, andò alla marina e disse: - Avremo problemi grossi con l’equipaggio. Seri problemi. Non possiamo investire quella nave con tutta quell’energia perché potremmo riportare danni seri al personale di bordo. Ho bisogno di più tempo. Devo sviluppare delle contromisure affinché il personale resti illeso -. La marina rispose nix per via della guerra. Bisognava fare in fretta! Gli urlarono in faccia: - Deve farlo funzionare! -.

La data prefissata era il marzo 1942 e si stava avvicinando inesorabilmente. Tesla si sentiva a disagio, ed alla fine decise una misura estrema. Non aveva abbastanza tempo per cambiare l’attrezzatura. C’era solo un sistema: boicottare l’esperimento. Fece in modo che non avrebbe mai funzionato. Il cacciatorpediniere non aveva un equipaggio speciale a bordo, ma normale, eppure aveva i suoi macchinari montati. Accesero i contatori che non funzionarono, così Tesla disse che era un esperimento fallito e che se ne sarebbe andato via dicendo: - L’unico che può farlo funzionare è von Neumann. Addio! -.

E fu così che lasciò il Project Rainbow.
Prima di continuare il suddetto progetto, dobbiamo ricordare che c’era stato un altro esperimento portato avanti, sotto la direzione di Einstein: il
progetto degassamento. Per degassare le mine magnetiche tedesche che esplodevano non per contatto, ma intercettando la massa magnetica delo scafo di una nave in avvicinamento. Distorcevano il campo magnetico terrestre e la mina aveva dispositivi che sentivano questo e quando la nave nemica era abbastanza vicina, o sopra, senza contatto, scoppiava. La marina USA conosceva questo e prese contromisure che funzionarono più che bene tanto che i tedeschi non usarono più quelle mine già dal 1943, e tornarono alle normali.

Le forme primitive di questo armamentario comprendeva avvolgere due set di cavi attorno alla nave, provvista di generatori speciali per far esplodere quelle mine magnetiche tedesche, riuscendo a risparmiare un sacco di navi.

Andato via Tesla, il Project Rainbow finì nelle mani del dr. Von Neumann. Intanto si era unito al progetto anche tale T. Townsend Brown, studioso di
elettrostatica e di UFO, che tentò di provare come si potessero muovere degli oggetti con l’uso di un alto voltaggio di campi elettrostatici. E fece un sacco di lavoro documentato e ben ricercato. Lavorò già dai tempi della scuola con tale dr. Brown che successivamente divenne noto come dr. Bifield, famoso per il cosiddetto ‘effetto Bifield-Brown’. Forse fu assunto dalla marina nel 1933 e prese parte ad altri progetti. Nel 1939 gli dettero un colpetto sulla spalla e lo mandarono alla marina, a lavorare sul progetto di degassamento delle mine tedesche. Era anche considerato esperto di RF e lavorò anche sul Project Rainbow per disegnare un radio-trasmettitore ed una torre per sostenere l’antenna. Il lavoro originario fu suo.

Prima di completarlo, Von Neumann disse alla marina che necessitava di più tempo, e, sulle sue insistente, la marina cedette.

Nel maggio 1942 decisero che necessitavano di una nave speciale da ricostruire tutta d’accapo apposta per l’esperimento, e fu scelto all’uopo
il cacciatorpediniere ‘Eldridge’, che allora non si chiamava così.

In luglio cambiarono il progetto; decisero dove mettere i due generatori e tutta l’apparecchiatura perché l’Eldridge era troppo piccola. Così dovettero
sistemare l’equipaggiamento, pesantissimo, in modo prudente. Tolsero la torretta, e ci lasciarono un buco dove montarono i due generatori. Il motore per i generatori, il sistema elettrico diesel per accendere il tutto, e 4 trasmettitori, invece, furono montati sul ponte. La nave fu ricostruita
così, e tutti i lavori di ristrutturazione finirono nel gennaio 1943.

Infine, pensarono di costruire un apposito equipaggio: tutti dovevano essere volontari. Si doveva fare leva sulla mancanza di responsabilità sulla
faccenda, dissero loro che era un esperimento insolito con un lieve pericolo. Racimolarono 33 uomini, che furono mandati a fare un corso a Groton, Connecticut, presso l’Accademia di Guardia Costiera, per tre mesi.
Chi era l’insegnante? Il padre di Al Bielek, anche lui ufficiale della marina.

Il personale così addestrato fu mandato a Philadelphia, poi fu ancora
addestrato.

Provato tutto l’equipaggiamento, i 3 generatori furono aumentati a 4, e fu aumentata la potenza, e fu usato il ‘Zero Time Reference Generator’ di
Tesla. Furono montati circuiti speciali sincronizzanti per rassicurarsi che i due generatori fossero in sincronia perfetta.

Verso il marzo di quell’anno, Von Neumann iniziò a sentirsi a disagio, e Tesla continuava a ripetere: - Avrete problemi con l’equipaggio umano -, e non fu creduto.

Invece Al Bielek ed il fratello sì, ma a Von Neumann veniva il sangue blu al solo nominargli Tesla. Decise allora di aggiungere un terzo generatore, ma non poterono tenerli tutti in sincronia perfetta.

Come ufficiali di bordo furono scelti i fratelli Bielek ed un tale Jack come tecnico di supporto. Provato il terzo generatore, Jack rimase fulminato perché così era troppo potente. L’uomo andò in coma per 4 mesi, poi si riprese, e tornò al Project Rainbow.

Così Von Neumann fu costretto a togliere il 3° generatore.
La marina intanto faceva pressioni affinché l’esperimento si portasse avanti velocemente. Furono fatti ulteriori tests.
Alla fine del luglio 1943, portarono la Eldridge al porto di Philadelphia, dove fu messa in mare per il test finale.
Il 20 luglio 1943 assemblarono i macchinari con il capitano Hangle a capo di tutto.

Alle ore 09:00 furono accesi i generatori e la nave sparì, così come dissero gli osservatori che erano sul porto, per 15-20 minuti. Poi furono spenti i generatori, e la nave tornò visibile. E fu in quel momento che si accorsero che davvero c’erano stati seri problemi. Il personale era frastornato, delirava, con sintomi fisici preoccupanti. Allora la marina lo cambiò con altro personale. Von Neumann sapeva ciò, così andò al capo della marina dicendo: - Ho bisogno di più tempo per studiare il problema dell’equipaggio e correggerlo -. La marina gli impose un out-out per il 12 agosto 1943 senza spiegare né i perché né i percome. Bielek allora si era recato da Bowen a chiedere da dove fosse partito quell’ordine. Lui in verità non lo sapeva, ma attraverso le sue conoscenze, venne a sapere che proveniva dal CNO, che non c’entrava nulla perché era un organo che s’interessava solo dell’andamento della guerra (dove si trovavano le flotte, cosa facevano le navi, etc…) Ma mai si era interessato dei progetti d’ingegneria nel porto di Philadelphia.
Probabilmente l’ordine era partito da molto più in alto!
Fissata improrogabilmente la data, Von Neumann e gli altri lavorarono notte e dì per correggere quei difetti. Nel frattempo, la marina decisa che non voleva un’invisibilità ottica, solo radar e von Neumann si adeguò a ciò.

E così arrivò il fatidico 12 agosto 1943.

La nave fu sistemata sul porto. Furono accesi i generatori. Per 60-70 secondi tutto andò bene: la nave divenne invisibile sul radar, ma non
fisicamente. Difatti si vedeva il suo contorno sul mare. Ma all’improvviso vi fu un lampo di luce blu e la nave scomparì del tutto. A quel punto Von
Neumann fu travolto dal panico. Dov’era finita la nave, ora? Quattro ore dopo riapparve nello stesso punto dov’era sparita e subito tutti capirono
che c’erano state grane grosse. Alla radio non rispondeva nessuno. Pareva vuota. Così mandarono del personale speciale a bordo. L’antenna era rotta.
Quello che trovarono a bordo andava fuori da ogni immaginazione: due tizi erano incastrati nel ponte della nave, due nelle pareti d’acciaio, un altro,
vivo, aveva solo le mani dentro il ponte, riuscirono ad estrarglierle ma oggi ha due protesi. Alcuni correvano come matti tutti in giro senza scopo né meta, disorientati. Gli unici che la scamparono furono Al Bielek ed il fratello, che non erano stati investiti dalla corrente ed erano saltati giù
dalla nave.

Cos’era accaduto quindi?

La nave si era trovata all’improvviso catapultata nel 1983, 40 anni dopo, in un porto, nel contesto di un altro progetto, chiamato ‘Project Phoenix’, a
Montauk, Long Island, nottetempo, dentro una costruzione recintata. C’erano guardie, cani, e pattuglie in elicottero. Nel 1943 gli elicotteri non
esistevano ancora! Eppure Bielek ed il fratello ora li stavano vedendo per la prima volta in vita loro!

Le guardie li portarono al cospetto del capo, passando su 5 livelli di una base sotterranea dov’era custodito tutto l’equipaggiamento. Il capo chi era?
Von Neumann invecchiato di 40 anni, irriconoscibile.
I due rimasero di stucco. Lui spiegò che cos’era accaduto. – Dovete tornare subito indietro al 1943 e spegnere i generatori. Non potete farlo da qua. -.
C’erano stati due esperimenti nel tempo a 40 anni di distanza tra loro, che si erano uniti, creando un buco nell’iperspazio, che ha risucchiato la ‘Eldridge’ in avanti nel tempo. – Siete stati fortunati a saltare giù dalla nave, ma vi siete ritrovati qui. Gli altri sono rimasti a bordo, imprigionati dentro la sfera di energia che ha circondato la nave. Sfera che ora si sta espandendo e creerà seri guai se non viene chiusa subito.
Potrebbe ingolfare tutto il resto del pianeta! -.

Forse c’era qualcosa che non sapeva, o che non poteva controllare. Ma l’unica cosa era spegnere quel generatore. Il Progetto Phoenix era in corso,
e si proponeva di controllare tutto il tempo e così loro erano capaci di far tornare indietro di 40 anni i due Bielek, e così fu fatto.

I due sfasciarono l’apparato, e la ‘Eldridge’ tornò a Philadelphia nel 1943.
Ovviamente l’antenna era stata trovata rotta. L’apparecchio sul ponte era rimasto intatto, quello sotto il buco sfasciato. Ma se la nave era tornata
indietro, il personale no.

Che facciamo ora? Si chiesero gli scienziati. Fecero un altro test senza personale.

Così alla fine dell’ottobre 1943 portarono la ‘Eldridge’ al porto, nottetempo, fecero scendere il personale. Accesero il generatore, la nave
sparì di nuovo. Poi il resto è leggenda. La nave riapparì al porto di Norfolk, Virginia, secondo alcuni testimoni, dove rimase visibile per 15 minuti, poi disparve e tornò al porto di Philadelphia e l’armamentario a bordo fu ritrovato stranamente spento, come da mani invisibili, e una metà mancava. Non c’erano più due cabine trasmittenti, ed uno dei due generatori. La sala comandi era in fumo. Eppure la nave era senza personale, chi poteva
averlo fatto? La marina non sapeva più che pesci pigliare ed a questo punto il Project Rainbow fu definitivamente abbandonato.

La ‘Eldridge fu riportata al porto, rimessa a posto come una nave normale, con un capitano, assegnato ad agosto, poi fu rimessa in attività normalmente durante la guerra. Nel 1946 fu messa da parte e nel 1950 fu spedita al macero in Grecia assieme ad altri cacciabombardieri. Là fu rinominata ‘Lion’. Comunque dette problemi ancora, tanto che fu rimessa a posto d’accapo, ridipinta. A quanto ne sappiamo, potrebbe essere ancora là. I Greci ereditarono i suoi diari di bordo, come da legge. Quando lo sfogliarono vi ritrovarono cose molto interessanti. Ogni pagina prima del 01 gennaio 1944 era stata strappata e non si poteva più risalire alla sua storia prima di quella data ed i Greci non poterono fare nulla per questo. Si lamentarono ma non ottennero niente. Così finisce la saga della
‘Eldridge’. Il Philadelphia Experiment fu chiuso.

A questo punto c’è un altro aspetto interessante. Circa 6 giorni prima del test finale, durante quello disastroso dell’agosto 1943, tre UFO volarono
sopra la nave. Non si sa a che quota, ma c’erano, anche se Bielek non ricorda di averli visti direttamente. Invece il fratello, assieme ad altre
persone lo videro.

Quando la ‘Eldridge’ sparì nell’iperspazio anche uno di quei tre UFO fu risucchiato assieme alla nave e si ritrovò a Montauk sottoterra, intatto! Fu smontato da cima a fondo più tardi.

Una volta chiuso il Philadelphia Experiment, Von Neumann fu mandato a Los Alamos, New Mexico, per lavorare assieme ad Oppenheimer sul progetto Bomba Atomica. Che ebbe un successone, naturalmente!

(…)

Tutto quello che era esistito tra la marina e l’esercito sulle armi segrete finì nelle mani di quest’ultimo dentro il progetto Bomba A.

Un tizio, tale Carlos Miguel Allende, osservava dal ponte della SS Furuseth, una nave mercantile, la ‘Eldridge’ durante l’esperimento dell’agosto 1943.
Almeno questa è la storia che è girata per anni. Si è detto molto di costui, fu intervistato molte volte, e molte cose dette da lui non stanno insieme.
Probabilmente era là, ma nessuno è mai riuscito a ricostruire bene la sua storia.


[Nella foresta alla ricerca degli Others]
Locke: Ricordi se siete passati di qua mentre tornavate!?
Sawyer: Oh... certo! Ecco la mia foglia preferita... come potrei dimenticare questo posto!
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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 1:03 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 2:46 pm 
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Buoi, mettete sempre la fonte sugli scritti non vostri.
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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 3:15 pm 
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Ehm... :wack: :pinc:


"Non ditemi che non lo posso fare!"

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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 3:44 pm 
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Dezzie86 ha scritto
Ehm... :wack: :pinc:



Alla faccia :shock: :shock:

:blink: :giochiam:


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Jack: Sono passati 6 giorni è ancora stiamo aspettando. Aspettando che arrivi qualcuno. E' se non arriva nessuno? Dobbiamo smettere di aspettare. Dobbiamo sistemare le cose da noi. Una donna è morta stamattina dopo essere andata a nuotare. Lui ha tentato di salvarla e voi lo linciate? Non possiamo fare cosi, il proverbio "ognuno pensi per se" qui non vale niente. E' ora che ci organizziamo. Dobbiamo capire come si sopravvive qui. Ho trovato dell'acqua potabile nella valle. All'alba vi condurrò un gruppo. Se non volete venire trovate un'altro modo per contribuire. La settimana scorsa non ci conoscevamo. Ma ora siamo in questo posto, e Dio solo sa quando dovremo restarci. Ma se non possiamo vivere insieme... moriremo da soli.
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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 5:46 pm 
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Non credo che Lindelof e Cuse abbiano preso spunto da questa divertente storiella. :slip:


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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: ven gen 30, 2009 1:47 am 
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Pultroppo i miei pochi neuroni "sopravvissuti" non riescono ad apprendere questa teoria. :wack:


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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: ven gen 30, 2009 12:01 pm 
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:ruota: :ruota: :ruota:


Scusate ma non ho parole.....


They are comin'....


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 Oggetto del messaggio: Re: Esperimento Philadelphia (teoria Lost)
MessaggioInviato: sab gen 31, 2009 6:04 pm 
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EEEEHHHHH???? :hum: :hum: :hum: :hum:


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