SOMETHING NICE BACK HOMENonostante le critiche che hanno accompagnato questo episodio, sono dell'idea che si tratti di un'ottima puntata. Sicuramente in molti hanno perso interesse per la storia di Jack e Kate, ma comunque rimane un capitolo interessante della storia che forse cerca di rivelarci qualcosa in più.
Già nelle puntate precedenti c'erano dei lievi segnali circa le condizioni fisiche di Jack, ma solo ora capiamo che cosa ha. L'appendicite.
Sembrerebbe una cosa normale, "un colpo di sfortuna", come dice Bernard. Ma Rose sembra capirci qualcosa di più.
ROSE: The day before we're all supposed to be rescued, the person that we count on the most suddenly comes down with a life-threatening condition, and you're chalking it up to bad luck?
BERNARD: Well, what are you saying, that--that Jack did something to offend the gods? People get sick, Rose.
ROSE: Not here. Here, they get better.
Lo sappiamo. Le persone sull'Isola guariscono, non si ammalano. E' evidentemente un segnale, come lo era stato per Ben. C'è sicuramente lo zampino di Jacob, quella "divinità" che in qualche modo Jack ha offeso. E' chiaro che il dottore deve restare sull'Isola, è questo il suo destino, anche se ancora non lo sa.
Purtroppo lasciare l'Isola farà diventare la sua vita nel mondo reale un vero inferno. Nei flashback di questa puntata inizia il lento declino di Jack. All'inizio sembra tutto perfetto, "come in paradiso". Si prende cura di Aaron, vive insieme a Kate, è tornato a fare il chirurgo, ma qualcosa deve andare storto.
Come gli viene detto da Hugo...
Hey, Jack? Charlie said someone's gonna be visiting you, too. Soon.
...è così avviene. Il padre di Jack, Christian, riappare, e questo lo sconvolge. Quando poi Locke, un po' di tempo più tardi, gli dirà che suo padre lo saluta, sarà la goccia che farà traboccare il vaso.
Come se non bastasse il dottore inizia a non fidarsi di Kate, la quale sta facendo qualcosa per lui, Sawyer, "prendersi cura" di Clementine.
I'm the one who came back. I'm the one who's here. I'm the one who saved you.
Povero Jack. Per quanto cerchi sempre di avvicinarsi a Kate, ci si mette sempre di mezzo lui, Sawyer. E' molto toccante quando a fine puntata se ne va, ormai rassegnato. Inizia quasi ad avverarsi la sua famosa frase, live together, die alone. Rimane solo, e per poco non si toglie la vita. Ma l'Isola ha grandi progetti per lui.
Per concludere una piccola parentesi riguardante la storia di Claire, che in questo episodio sparisce con Christian lasciando Aaron alle spalle. In un momento Miles si sofferma ad osservare la sorella Jack. Sawyer interpreta male la cosa.
SAWYER: Don't even think about it.
MILES: What?
SAWYER: Don't look at her. Don't talk to her. Don't mess with her. You got a restraining order. 20 feet.
Ma che ci sia qualcos'altro dietro? Conosciamo benissimo i poteri di Miles e la sua connessione con i morti. Che qualcosa l'abbia incuriosito di Claire?
CABIN FEVERLa vita per John, prima di arrivare sull'Isola, era sempre stata un vero inferno. Sin da piccolo, la sua esistenza è stata costellata da rifiuto, dolore, e delusione.
Nasce prematuramente, da una madre giovanissimo. Sembra destinato a morire subito, ma è un piccolo combattente. Nonostante ciò la madre decide che non può crescerlo, e corre via piangendo, mentre Richard Alpert osserva tutta la scena.
Lo stesso Alpert, nel 1961, va fare visita al piccolo Locke, per vedere se è pronto per una scuola per ragazzi molto speciali. I disegni del Mostro sul muro sono molto inquietanti.
Come viene fatto con il Dalai Lama, Richard dispone degli oggetti sul tavolo.
Okay, now tell me, John, which of these things belong to you?
Eppure anche qui segue un'altra delusione, non è pronto.
Nel 1972 John attraversa gli anni delle superiori, l'High School americana. Anche qui le cose sono davvero tristi. Viene preso in giro da tutti, in molti si prendono gioco di lui. Locke dà sempre l'impressione di non appartenere quasi a questo mondo, che tutto sia fatto contro di lui. Un suo professore cerca di consolarlo, gli dice che non può essere il re del ballo, perché lui è qualcos'altro.
Don't tell me what I can't do!
Nel 2000 l'ultimo flashback. John è rimasto da poco paralizzato. Fa un po' di fisioterapia, ma si vede che si è praticamente arreso, che ha toccato il fondo. Mi ritorna in mente la metafora della falena che fa a Charlie nella prima stagione. E' evidente che il guscio in cui è chiuso è più forte degli altri, e che per uscire avrà bisogno di uno sforzo maggiore. L'incontro con Abaddon è un tassello importante della sua vita.
You know what you need, Mr. Locke? You need to go on a walkabout.
Sull'Isola arriva il messaggio tanto atteso. In un sogno trova l'indizio per trovare la cascina di Jacob. Ben ironizza sui sogni di John.
I used to have dreams.
Nascosta nella tasca del cadavere in decomposizione di Horace, si trova una piccola mappa, che guida il trio composto da Ben, Hurley e Ovviamente Locke in quel luogo a lungo cercato. Lì dentro John incontrerà Christian, e soprattutto Claire.
LOCKE: Are you Jacob?
CHRISTIAN: No. But I can speak on his behalf.
Locke esce dalla cascina. L'Isola gli ha detto cosa deve fare.
BEN: Did he tell you what we're supposed to do?
LOCKE: He did.
BEN: Well?
LOCKE: He wants us to move the island.
Rivedere questo episodio mi ha fatto capire ancora di più quanto travagliata sia stata la vita di John Locke. Ora che abbiamo visto la quinta stagione, sappiamo che ogni suo sacrificio lo ha porta a morire, miserabilmente. Quando penso alla sua vita, mi immagino una scacchiera in cui lui è un pedina, che può sembrare uguale alle altre sette, ma che fa di tutto per combattere, per evitare di essere sopraffatta da le altre figure più forti, e che cerca di raggiungere l'ultima casella, per trasformarsi in qualcosa di nuovo. Lì arriva la morte del pedone, che può scegliere cosa diventare. L'ultima casella di Locke è stata la sua morte, e tornare in vita sull'Isola era la sua ricompensa per esserci arrivato. Eppure sappiamo che non è lui ad andare in giro per l'Isola nella quinta stagione. Così, come per lui è sempre stato nella vita, anche alla fine, quando credeva di aver raggiunto il suo scopo, la storia si conclude orribilmente, come uno degli altri sette pedoni, sconfitti da qualcosa di più forte di loro.