The House Of The Rising Sun.
Altro occhio che si apre. E’ quello di Sun! Ha la sagoma orientale, anche se poco accentuata. Il primo ricordo di Sun, il primo falsh-back, è evocato dalla “copulazione verbale” – sono parole di Charlie – tra Jack e Kate. Sun rimpiange quell’amore che ora pare perduto, offuscato dall’ossessione possessiva di Jin e adombrato dal suo senso di colpa. L’incanto è rotto dal pesce sbattuto su un frammento di fusoliera. Jin, che ha recuperato le sue umili origini, sbatte violentemente il pesce e Sun, con i fiori in mano, sobbalza per la brutalità. La cruda realtà delle necessità alimentari contrapposta alla levità dell’ikebana. Pochi tratti e un’intera storia è già tutta presente, non manca quasi nulla. Se Lost fosse un film, il regista dovrebbe fermarsi qui, non servirebbe quasi altro. Ma Lost ha una sua dimensione narrativa che può permettersi di aprire storie nelle storie, come un miracoloso caleidoscopio e così scivoliamo anche noi lungo il toboga felliniano dei ricordi di Sun. E il risveglio dal “dream-back ” non è meno brutale del rumore sordo del pesce che sbatte. Jin sta scatenando tutta la sua violenza su Michael. Proprio su colui che diverrà il suo primo amico sull’isola. Ogni inizio ha bisogno di una buona dose di drammatizzazione!
In aeroporto, alle 11 e 15, Jin la guarda languido e le fa vedere un fiore uguale a quello che le aveva donato la prima volta, questa volta è un diamante e non è necessario esprimere desideri, perché quell’amore che non “devono dare per scontato” è lì, racchiuso in un gesto e in un timido sorriso.
It’s beautiful. In chiusura, Hugo ci regala un altro dei momenti magici del CD…
Look around you… at the faces that you see, …are you sure this is where you want to be……Lost
The Moth.
Dita che suonano una chitarra, la fronte imperlata di sudore, il cappuccio in capo. I momenti più cupi di Charlie sono contrassegnati dal cappuccio della felpa. Si nasconde o serve solo a renderlo più inquietante? Il cappuccio in testa, le mani nelle tasche a marsupio, il passo lesto, le spalle incurvate e lo sguardo a terra, sono un’icona cinematografica del soggetto deviante urbano. Lo abbassa per correre …a confessarsi. E che confessione, realmente …progressiva!
As we live our lives, It’s really nothing but a series of choices, isn’t it? Frase profetica nel contesto della serie, quella del sacerdote. Charlie vuole abbandonare la band perché ha paura di perdersi,
Sometimes I just get lost in it. Il dialogo di Kate e Sayid è un altro elemento rivelatore sull’evoluzione della serie quando discutono sulla loro sopravvivenza all’incidente.
No ones’s that lucky. We shouldn’t have survived dice Sayid. Intanto per alleviare la tensione comincia l’equivoco sul nome di Scott, che, in realtà, si chiama Steve. Finirà solo durante la V, con l’attacco delle frecce infuocate e, a mio parere, consente agli Autori di far notare al pubblico che le comparse non sono solo figure che arricchiscono il paesaggio, ma esistono e a volte, persino, parlano o agiscono. Un po’ crudele l’ironia sui comprimari.
Le parole di Locke, che spiega la metafora del cocoon sono indimenticabili. Di nuovo, Locke, da prova della saggezza maturata nella sofferenza. E, come ogni saggio, usa parole semplici, chiare e nitide. Si capisce bene che le ha introiettate e sofferte. Poco dopo, Charlie si aprirà la strada squarciando il terreno con una mano ed emergendo dal suo bozzolo, riscattato e confidente, per la prima volta, nel nuovo amico: Jack. La mano che si apre la via nel terreno, emergendo, s’era vista solo nei film horror. Lost rovescia il paradigma, come al solito, e la fa divenire la testimonianza della prima rivolta riuscita di Charlie! Già perché a volte è importante rivoltarsi a se stessi. Come il protagonista di “Sesso e Filosofia” di Makhmalbaf che decide di rivoltarsi al proprio se in occasione dell’anniversario del suo cinquantesimo compleanno.
La cura dei dettagli, la simbologia delicata, la tecnica, la ricchezza delle analogie presenti in puntate come questa hanno fatto di Lost un vero capolavoro. L’attenzione per le minime sfumature, il respiro dato alle scene e ai personaggi, il tempo accordato alle descrizioni e alle minuzie narrative e di regia sono la vera forza di questo straordinario serial. The Moth è costruita con avvenimenti semplici: la storia di Charlie, che si sente esiliato già nella sua quotidianità; le battute sul destino e sulle scelte; il crescente e ruvido interesse di Sawyer per Kate; la saggezza efflorescente di Locke; i gesti di fraterna amicizia … Lost ha, senza dubbio, rivoluzionato il modo di fare televisione ma lo ha fatto soprattutto con le prime quattro stagioni. E, quanto più lo approfondisco, tanto più mi convinco.
…Lost
Confidence Man.
Kate rientra con un casco di banane verdi, il verde è il tema dell’isola, non il blu, come si potrebbe pensare. Gli Autori l’hanno dichiarato in alcuni commenti. Il verde delle banane è perfettamente intonato al colore della maglietta di Kate: stessa identica tonalità.
Hell of a book. It’s about bunnies: “La collina dei conigli” (“Watership Down”, Richard Adams, 1972). Conigli alla ricerca di un luogo migliore per vivere. Un po’ come in nostri losties, tutti alla ricerca di un riscatto morale; di un nuovo luogo dell’anima. Il senso di colpa di Sawyer (
You killed my parents, Mr. Sawyer ), però, è travolgente, si è persino incarnato nel suo aguzzino, ne ha scelto il nome. Può essere picchiato o torturato, ma nulla gli permette di reagire. E come se pensasse, “me lo merito”, “non posso che essere odiato”. Quell’odio lo rende cieco, cinico, inviso. Sentendosi odiato sente di esserci, soffrendo sente di espiare una colpa che lui ha iterato. La violenza genera violenza, non c’è scampo per il suo animo “maledetto”. Tendergli la mano è inutile. La risposta sarà gelida e sprezzante. I nickname sono la sua protezione verbale, il suo rifugio; ciò che lo tiene lontano gli altri. Negli ultimi attimi della season finale della V, in preda alla disperazione a causa delle parole di Juliet, tornerà a chiamarla “blondie” regredendo e chiudendosi nella sua vecchia “fortezza” di cinismo. Le parole di Kate, però, gli rendono giustizia: … I
know there’s a human being in there somewhere.
Hugo, come al solito, ci consente un respiro profondo…
Wow, man. That was awesome. I mean, that was like a… Jedi moment.
Sun troverà la vera via, pacifica e costruttiva, per restituire il respiro a Shannon. Il ruolo delle donne, in Lost – ma non solo, è positivo ed evolutivo: sedano le risse e calmano l’animo “guerriero” dei loro colleghi maschi, riportano la ragionevolezza e scelgono il male minore, quando serve. Meno ormoni, meno muscoli, più corteccia cerebrale. Costituiscono l’ago della bilancia che non fa derivare la piccola comunità ad uno stato tribale. Quel che fanno Sayid e Jack è semplicemente immondo. Sayid ricade nei suoi vecchi errori. Jack avalla una pratica inaccettabile e Sawyer, colpevole, sopporta ed istiga l’”ordalia”. Ma ottiene quel che vuole, quel bacio appassionato e strano, che rende Kate cosciente di qualcosa che non voleva vedere. E permette a lui, nella sua logica competitiva, di essere “un passo avanti a Jack”.
I don’t have it. Che dichiarazione d’amore! Esplicita, chiara, misurabile.
Deal’s off.
Eucalyptus.
Smart, Jack.
Piccoli uomini crescono.
L’equilibrio lo ristabilisce Charlie con il suo vasetto di immaginario Peanut butter extra smooht!
...Lost
Deep...