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 Oggetto del messaggio: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: mer ott 28, 2009 1:24 pm 
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Salve a tutti,
sono un fan accanito (ma è dir poco) di LOST. Quella che vi propongo di seguito è una riflessione fatta sul fenomeno in questione, che ho appuntato durante la visione di diverse puntate: dalla prima stagione alla quinta. Spero leggiate e commentiate.

LOST, aspettando l’epilogo.

Guardando LOST, col susseguirsi delle stagioni (che preferisco comunque definirle come semplici capitoli di un’opera letteraria, per non cadere nella banalità che potrebbe comportare la dicitura “telefilm”) mi sono reso conto che personalmente, assieme ad altre migliaia di persone, ne rimango profondamente coinvolto.
Incuriosito da questo fenomeno ho cercato in tutti i modi di dare una risposta al perché avvenga ciò, indagando su quello che è il concetto stesso del quesito: il livello di coinvolgimento tra lo spettatore e un’opera.
Credo fermamente che ci siano diversi livelli di coinvolgimento che lo spettatore può trarre da un’opera: se cerchiamo di andare a ritroso nella storia, potremo definire un primo livello, quello più antico e sempre diffuso, quello dell’éstasi mistica, cioè quello che investiva gli spettatori che ammiravano le opere dei grandi Maestri del passato per mezzo delle loro tele. Questo livello, credo, abbracci tutta l’éra prima dell’avvento della fotografia, del cinema e naturalmente della televisione. Diciamo pure che fino all’Ottocento l’uomo era coinvolto spiritualmente dalle tele, dalle sculture e dalle architetture, sia per il loro valore estetico fortemente centrato sulla filosofia del tempo, sia per il tema esoterico/religioso dai quali essi venivano forgiati.
Con l’arrivo della fotografia il livello di coinvolgimento è mutato da quello mistico-religioso; si è passati a quello del reale: lo spettatore sapeva di poter confrontare l’opera col mondo fenomenico, quello dell’uomo fisico e materiale, quello in cui egli stesso vive. Non è più il mondo del mistico, dell’inverosimile, della fede. Questo poteva senz’altro accadere di già con il Teatro, ma voglio momentaneamente trattare l’argomento di interazione tra spettatore e l’opera che non pulsa di vita reale. Già con le tele di Delacroix o di Courbet, o con il Realismo e l’Impressionismo in generale, possiamo affermare una cosa del genere, ma è stata senza alcun dubbio la fotografia che ha determinato l’inizio di una nuova éra nel coinvolgimento dello spettatore che contempla un’opera.
Con la fotografia arriva il cinema che, alle sue origini, aveva assorbito lo stesso livello di coinvolgimento realista della fotografia.
Tuttavia le interazioni multimediali tra spettatore ed opera sono comunque lontane, forse solo con il teatro moderno o meglio ancora per mezzo degli spettacoli circensi lo spettatore può persino divenire (se pur per breve tempo) il protagonista della scena, essendo coinvolto al centro della stessa, anche solo per fare momentaneamente da spalla all’ “attore”.
Le nuove tecnologie del secolo scorso, nate dalla sperimentazione del video (che nasceva in parallelo con la televisione) avevano dato origine ad una nuova frontiera dell’interazione tra opera e spettatore. Quest’ultimo si spogliava infatti del semplice ruolo di colui che osserva da seduto, o in piedi. La sua posizione smette di essere statica, non è più egli a dover andare incontro all’opera, ma è l’opera che ruota attorno a lui. Ma l’opera, senza quest’ultimo, è incompleta poiché egli deve vestire adesso i panni del protagonista, e stavolta per tutto il tempo che vuole, in maniera permanente e non temporanea.
Il coinvolgimento, in questo caso, è in prima persona, oserei dire del 3° tipo parafrasando la terminologia ufologa.
Oggi, attraverso i reality show, il coinvolgimento è molto profondo poiché spesso nei partecipanti (anche se riesce veramente difficile ammetterlo) rispecchiamo, se pur in minima quantità, una parte della nostra personalità, poiché essi non rappresentano l’attore di un set cinematografico o di una sceneggiatura, ma più semplicemente interpretano la complessa maschera di una persona comune. Questo, potrebbe essere un livello di coinvolgimento banale o scontato ma attenzione, non negativo. L’esempio educativo che queste persone danno attraverso lo schermo può essere negativo (questa è un’altra storia), ma il livello di coinvolgimento dello spettatore nei confronti di un’opera non lo descriverei mai né troppo positivo né troppo negativo.
Oggi, per via delle innumerevoli sfaccettature che i nuovi media ci propongono, catalogare tutte le tipologie di coinvolgimento spettatore/opera è molto complesso.
In tutto questo, però, dove collocare LOST?
Esponendo questa sorta di “excursus “ storico/culturale (che sono il primo a non giurare essere corretta) molto velocizzato visto che in poche righe ha ingoiato secoli e secoli di storia, ho cercato di delineare quali sono stati i principali livelli di coinvolgimento atti ad inserire la percezione dello spettatore all’interno di un’opera d’arte.
Per cercare di catalogare LOST in una di queste categorie, devo convincervi del fatto che LOST è un’opera, prima ancora di essere declassato a semplice telefilm.
Potrei mettermi a parlare dei guai con la giustizia di Kate, o del cinghiale che Sawyer voleva uccidere nella jungla credendolo una sorta di “personificazione” animalesca dell’assassino della sua famiglia. Ma personalmente non mi interesso solo di questo; anzi, non mi interesso affatto di questo. Ho imparato ad osservare questa grande raccolta di storie quale è LOST da un altro punto di vista, senz’altro molto più profondo, senz’altro più filosofico.
Puntata dopo puntata mi chiedevo in continuazione come sia stato possibile che LOST mi abbia preso fino a questo punto, come sia stato possibile che le storie, ma ancor più le tematiche, ivi contenute mi abbiano convinto fino a tal punto. Mi è difficile catalogare il livello di coinvolgimento di LOST, anche se potrei uscirmene dicendo che in esso vi sono contenuti tutti i livelli fin’ora analizzati (ed effettivamente è quello che penso).
Il livello di coinvolgimento, indipendentemente dalla sua tipologia è prima di tutto, allo stato concettualmente fisico, un insieme di messaggi che, a seconda del contenuto, possono interessarci e quindi coinvolgermi all’interno di esso adempiendo alla funzione per cui è stato creato, oppure non interessarci affatto, annullandosi definitivamente.
Ogni messaggio in esso contenuto (e intendo qualsiasi tipo di messaggio, sia esso visivo, uditivo, tattile, olfattivo o legato al gusto) nel momento in cui lo percepiamo viene immediatamente comparato con un altro messaggio simile ad esso già presente nella nostra valigia delle esperienze e delle opinioni.
Ed è proprio il metabolismo di questo che, come detto prima, genera la nascita di un livello di coinvolgimento (anche se pur di bassissima intensità), oppure dell’ignoramento e quindi dell’annullamento dello stesso.
LOST, a mio parere, è un insieme di tematiche che a loro volta sono suddivise in insiemi di messaggi. I temi variano da puntata a puntata e, seppur quelli di maggiore interesse si contino sulle dita di una mano, non possono fare a meno di essere percepiti, poiché almeno uno di questi interessa il lettore, e lo coinvolge.
Ma poiché tutti i temi sono strettamente correlati a quelli di maggiore interesse, lo spettatore che si interessa principalmente ad una tematica di valore relativamente inferiore, col tempo, si interesserà anche ai temi più importanti, anche se questi inizialmente non lo interessavano affatto. Se per esempio una ragazza si interessa alla passeggera storia d’amore fra due personaggi, con il trascorrere delle puntate non può fare a meno di sorbirsi il tema “destiny calls” o dei viaggi spazio/temporali, poiché anche il semplice flirt tra due personaggi (protagonisti o non) è legato a queste tematiche.
In LOST, possiamo trovare tematiche dalle svariate nature: matematica (in primis: lo studio della fitta rete di collegamenti tra i trascorsi dei personaggi), scienza, fisica dell’impossibile, psicologia, letteratura, logica, sociologia e, sulla vetta di questa piramide ideale, la filosofia.
Il fatto che quest’opera venga propinata al suo pubblico per mezzo di una serie televisiva divisa in più di cento puntate (ognuna delle quali dura in media 40 min.) e che non sia un singolo lungometraggio, è senza alcun dubbio un vantaggio senza pari. D’altro canto, affrontare tutte queste tematiche profondamente e seriamente ma al contempo essere recepite dal maggior pubblico possibile in modalità semplificate e immediate, non poteva che essere altrimenti.
Il livello di coinvolgimento di LOST, quindi, a lungo andare soddisfa tutte le categoria sopra esposte. Abbiamo il livello mistico/religioso, quello realistico, quello di divertimento e quello da reality show. Forse non può totalmente soddisfare quello che pone lo spettatore come IL protagonista dell’opera stessa, poiché la fruizione di essa, in questo caso, viene fatta in posizione statica e non dinamica, visto che il media attraverso il quale viene recepito rimane comunque lo schermo.
Mentre qualsiasi opera d’arte di tipologia di livello di coinvolgimento realista o fantascientifica ci fa sentire o troppo umani da un lato o troppo supereroi dall’altro, con LOST è come calarsi all’interno delle conoscenze più primitive dell’homo sapiens, in un equilibrio inquieto.
LOST, a mio parere è alla pari di un quadro di Caravaggio, di Raffaello o di Renoir; LOST è un’opera d’arte, visto che con essa definiamo la trasposizione immortale nel tempo di un preciso periodo storico/politico/filosofico/sociale/culturale generato per mezzo delle tecniche di cui dispone l’uomo (l’artista nello specifico) in questo stesso periodo.
E così come attraverso un’opera di Piero della Francesca noi oggi vediamo com’era il suo tempo e quali le sue filosofie e le sue ideologie, domani allo stesso modo i nostri figli e a loro volta i nostri nipoti capiranno chi era l’uomo all’inizio del terzo millennio, semplicemente guardando LOST.
Ne verrà fuori che egli era perduto, smarrito come un naufrago su un’isola deserta, che riesce ad abbandonare, ma da cui viene irresistibilmente attratto, contradditorio com’era, facendoci ritorno.
Egli era inghiottito dalla tecnologia, ma comunque sempre diviso tra scienza e fede.

Alessandro Occhipinti.


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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: mer ott 28, 2009 2:36 pm 
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Davvero un ottimo articolo. I miei complimenti. :scusa:

alessandrokki ha scritto
In LOST, possiamo trovare tematiche dalle svariate nature: matematica (in primis: lo studio della fitta rete di collegamenti tra i trascorsi dei personaggi), scienza, fisica dell’impossibile, psicologia, letteratura, logica, sociologia e, sulla vetta di questa piramide ideale, la filosofia.
Il fatto che quest’opera venga propinata al suo pubblico per mezzo di una serie televisiva divisa in più di cento puntate (ognuna delle quali dura in media 40 min.) e che non sia un singolo lungometraggio, è senza alcun dubbio un vantaggio senza pari. D’altro canto, affrontare tutte queste tematiche profondamente e seriamente ma al contempo essere recepite dal maggior pubblico possibile in modalità semplificate e immediate, non poteva che essere altrimenti.


Vorrei soffermarmi un attimo su un discorso che va anche oltre Lost ma che coinvolge la serialità televisiva più in generale.
Molto spesso da appassionato mi ritrovo spesso a parlare di Serie tv ad altri, che possono essere amici, familiari o semplicemente persone conosciute da poco. Non solo, ovviamente, di Lost ma anche di altre serie come ad esempio 24, Battlestar Galactica, Mad Men, House M.D. o How i Met your Mother (per dirne solo alcune). Frequentemente noto da parte di molti che c'è un giudizio negativo o meglio di inferiorità rispetto ad altre forme di espressione, in primis il cinema, e conseguentemente essi trattano le serie tv con un atteggiamento molto "snobista". C'è ancora quell'idea che gira nel senso comune che vede la serie tv come una continua ripetizione di uno stesso schema narrativo con storielle che "al più possono essere carine ma nulla più". Non dico che le serie tv non siano stato per un periodo anche questo (e a volte lo sono ancora in certi casi), ma ormai sono presenti in maniera sempre più frequente degli esempi di veri e poi autentici capolavori degni di essere esposti metaforicamente in una galleria d'arte.
Per di più la serialità di per sé stessa permette di approfondire in maniera più completa e profonda personaggi, tematiche, trame con il linguaggio semplice accessibile ai più. Basta vedere come ad esempio 24, che è in sostanza un’Action-series, tratta temi come il rapporto tra le libertà civili e la sicurezza, o l'uso della tortura, o gli sconvolgimenti geopolitici internazionali causati da interessi di parte, con dei difetti certo, ma con un’enorme efficacia. O come in Battlestar Galactica dove vengono toccate riflessioni profonde su Metafisica, Politica, Sociologia, Religione, Etica, Giustizia, Guerra e ovviamente Filosofia con un livello di qualità altissimo. E potrei citare altri casi ancora.
Cioè in sostanza la serialità televisiva, nonostante legata comunque ad una sfera commerciale (ormai cosa non lo è) ed ad un fine che rimane comunque sempre l'intrattenimento, è riuscita ad elevarsi da genere secondario ad arte di prima grandezza e secondo me lo sarà sempre più nel corso dei prossimi anni.


Mi chiamo Sayid Jarrah... e sono un Torturatore

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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: mer ott 28, 2009 5:54 pm 
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Complimenti Alessandro per l'articolo. E' praticamente quello che penso io, e quello che cerco di far capire a chi snobba questa serie perchè "sono solo delle persone perse su un'isola".
Il livello che si raggiunge nella narrazione di LOST mi sembra tutt'ora ineguagliato da qualsiasi altra serie tv io abbia mai visto (Joy mi potrà sicuramente smentire vista la quantità di roba vista da lui :) ).
La profondità degli argomenti trattati, la cura maniacale nel tratteggiare i personaggi, le varie tematiche che si intracciano in questa storia fanno di LOST un assoluto capolavoro.
Quello che provano sulla loro pelle i personaggi sono cose vere, che possono capitare nella vita di ognuno di noi. Credo che LOST sia un'immensa lezione di sociologia: ecco perchè la maggior parte della gente che lo "vive" (perchè guardarlo e basta lo riduce notevolmente) si immedesima così tanto. Senza contare il fatto che molte cose che prima non sapevo (cose di fisica, teologia o filosofia) le ho imparate "vivendo" LOST e approfondendo di mia spontanea volontà argomenti che mi erano del tutto estranei.
E poi c'è un'altra cosa su cui mi batto e che quasi sempre mi fa imbestialire: come si rappresenta l'Amore nella finzione televisiva. In LOST anche questo è assolutamente "verosimile": le situazioni che si vengono a creare lo fanno quasi con naturalezza, come potrebbe capitare ad ognuno di noi. E' per questo che mi arrabbio quando l'Amore viene rappresentato in maniera superficiale e semplicistica, solo per compiacere il pubblico che lo guarda. Non voglio fare nomi (Gossip Girl, O.C... :XD: ), ma ci sono dei livelli veramente imbarazzanti. In LOST una storia, se deve finire male... finisce male: è il realismo che manca da molte altre parti.
Comunque vada a finire, LOST resterà per sempre un capolavoro di narrazione senza precedenti. Nessun finale, incompleto o deludente che sia, potrà mai rovinare un'opera d'arte così completa e straordinariamente affascinante.

:bye1:


"Non ditemi che non lo posso fare!"

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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: gio ott 29, 2009 12:09 pm 
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Grazie Dezzie86,

Inutile dire che anch'io sono perfettamente d'accordo con te, quando dici che "comunque vada a finire, LOST resterà per sempre un capolavoro di narrazione senza precedenti. Nessun finale, incompleto o deludente che sia, potrà mai rovinare un'opera d'arte così completa e straordinariamente affascinante."
Diciamo pure che è la frase (importantissima) che ho involontariamente omesso all'interno del mio articolo!
Nel mentre possiamo solo aspettare questi estenuanti 83 giorni d'attesa ... :cry3:

Grazie anche al commento di Joy Black!


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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: gio ott 29, 2009 6:21 pm 
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Se poi, alla perfezione artistica di Lost, aggiungiamo l'appiattimento generale delle produzioni cinematografiche degli ultimi 10 anni, che ormai stanno raschiando il fondo del barile, capiamo che le serie tv stanno diventando delle vere opere d'arte, e l'opportunità di immedesimarci così fortemente con dei personaggi, ci viene data grazie proprio alla serialità che molti reputano uno svantaggio, e quindi alla possibilità di conoscere i protagonisti in maniera esaustiva.
Lost inoltre, oltre ad essere ottimamente confezionato e curato, e' anche una storia fantastica, e' la storia di tutte le storie, c'e'tutto, dramma, azione, thriller, scienza, fede, psicologia, filosofia, la lotta del bene contro il male... insomma, e' un vero capolavoro!

Ancora oggi, cerco di far capire ai miei amici che si stanno perdendo un capolavoro, ma non c'e' niente da fare, non capiscono! preferiscono guardarsi un film di cui non conoscono ne' trama ne' attori, purche' duri solo 90 minuti...
ma i pochi che ho convinto, be', ancora oggi mi ringraziano, e mi chiedono i miei dvd in prestito!!! :esalt:


SCRIVO POCHI POST, MA GUARDO MOLTO LOST!
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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: gio ott 29, 2009 10:14 pm 
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Complimenti Alessandro per questo tuo intervento, che ho trovato davvero accurato.

Penso che il motivo di questa presa incredibile che ha avuto LOST a livello individuale possa anche essere ricondotto alla parallela presa che ha avuto sul piano collettivo e sulla possibilità di poter scambiare impressioni e sensazioni comuni su un prodotto televisivo non solo perchè diverso dalla totalità dei prodotti seriali in genere (molto bella Joy la tua disamina sulla “serialità”), ma anche perché inquadrato in un momento storico ben preciso in cui il “sentire” comune non può prescindere dall’aria dei tempi che stiamo vivendo.

A questo proposito, riporto una dichiarazione rilasciata da Jack Bender un po’ di tempo fa: “Per certi versi LOST è stato lo show giusto al momento giusto. Nella società americana, quella del post 11 settembre, il messaggio proposto dalla serie poteva essere: come vivere all’interno di un gruppo sociale composto da persone che non si conoscono. Il multi-etnico, variegato ed eccellente cast di LOST costituisce un gruppo di attori che credo non si sia mai visto nella storia della televisione, dove i personaggi sono impegnati nella ricostruzione di una nuova socialità che si impone dopo una catastrofe, portandosi appresso i bagagli del proprio passato, le proprie credenze, le proprie vite. Forse anche la nostra società, in questo momento, vive all’interno di un’Isola”.

Ecco, penso che sia stata proprio questa spinta a ricercare dei “punti fermi” in un mare di confusione e di valori che si stanno sfaldando che abbia indotto le persone più sensibili e profonde, anche se non accumunate nelle radici geografiche o culturali, a rintracciare una matrice comune in LOST, ad apprezzarlo e a “viverlo”, come dice Dezzie, in questa maniera così partecipata e creativa che ha contribuito certamente alla sua grandezza.
Ciao!


"E tutto insieme, tutte le voci
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita".
~ Hermann Hesse - Siddharta ~

Grazie LOST !
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 Oggetto del messaggio: Re: LOST 6 - aspettando l'epilogo
MessaggioInviato: gio ott 29, 2009 11:46 pm 
Superstite
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Iscritto il: dom feb 08, 2009 1:52 pm
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Complimenti Alessandro, molto bella la tua analisi.
Fin dall'ingresso in questo Forum ho parlato di LOST come di un grande film: "un film in 'n' episodi" riprendendo la citazione che usai nella mia presentazione riferendomi a Heimat di Edgar Reitz. Che io ritengo il precursore intelligente della serialità geniale ben descritta da Joy, confermata da zenden e avallata da molti partecipanti al Forum. E parlo di Film per onorare questa televisione intelligente che usa i mezzi del Cinema d’Autore in un contesto di diffusione ampia e trasversale.
In Lost ci sono tutti i precetti della teoria del Cinema di grandi autori come Truffaut, Leone, e tanti altri con cui ho pian piano contaminato le mie lunghe recensioni.
Hai ragione, in Lost c'é la misura del nostro tempo, la cifra degli eventi che ci coinvolgono, il rimando alla turbolenza e allo spaesamento dei nostri tempi.
Le parole di Bender postate da melusina avallano in pieno la tua chiosa.
In passato, con un off topic clamoroso, commentando una puntata della V avevo cercato di rendere questa atmosfera, il legame al nostro tempo, la proiezione di Lost come antesignano della ricostruzione di un’America che tenta faticosamente di rinascere.
E ciò che volevo esprimere era un concetto simile a quello che proponi: non è necessario che l’artista sia cosciente del messaggio che veicola, finisce per trasmetterlo ugualmente e può essere letto dallo spettatore attento come uno “spaccato” del proprio tempo, come una riflessione sull’oggi.
Sono d’accordo con te, un giorno, i nostri successori, le nuove generazioni lo guarderanno per capire quale fosse l’anima dell’inizio del terzo millennio e vi troveranno tutto. Descritto come dice Dezzie, senza edulcorazioni, senza fasulli tentativi di stupire, ma reale, concreto.
La tua citazione del reality show la trovo assolutamente pertinente; più di un format prodotto in Italia o all’estero ha usato, prima di Lost, un terreno sconosciuto per far emergere il gioco delle personalità e la complessità della socialità in condizioni limite. E non è detto che fossero tutte stupidate. Io stesso, che nego una vera dignità a quella TV un po’ sadica, ero rimasto incantato di fronte a un programma francese che raccontava della vita di un gruppo di giovani su un’isola deserta. Mi capitò di seguirlo durante un’estate in Francia. E il bello è che mi stupivo di me stesso, un po’ come gli snob che sono stati citati da Joy.
Ribadisco un concetto che usai nella mia presentazione. Lasciai Heimat nel 1992, in Italia si vedeva al cinema, in Germania già in televisione, con profondo rammarico. Tutti, quando uscivamo dalla sala cinematografica ci guardavamo spaesati, un po’ timorosi. L’incipit era quello della telenovelas. Lo definimmo inizialmente una telenovelas per intellettuali, poi ci adagiammo sul fatto che si trattava di un film suddiviso in episodi e via così, con altre giustificazioni razionali. Ma ciò che era vero era che appena usciva il nuovo episodio eravamo tutti li e uscivamo tutti con gli occhi un po’ arrossati. Si sa possono prudere. Ma ciò che accadeva realmente era diverso. Reitz stava gettando le basi teoretiche della serialità intelligente. In cui la proiezione di se sui personaggi è un elemento chiave e per nulla negativo. Quando scoprii Lost, riprovai la stessa meravigliosa sensazione. I tempi erano cambiati, era il 2008 (per me) e il progetto involontario di Reitz aveva sortito i suoi effetti. Ero di nuovo di fronte ad un capolavoro di indicibile bellezza. E i miei occhi tornarono, spesso, …molto spesso ad arrossarsi.

Grazie, ti aspettiamo nella sezione Maratona. Credo che tu avrai molto da dire.

:ciao:

Deep…
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