| Passeggero volo 815 |
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Iscritto il: lun mar 22, 2010 9:23 pm Messaggi: 9
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Come preannunciato, ecco la mia fanfiction! E' già completa, ma continuerò a postarla solo se riceverò almeno UN commento positivo. Dai... un commentino... che vi costa?? Per favore!! ATTENZIONE: Questa fanfic tratta argomenti delicati quali il sesso, l'omosessualità e la religione. Se tali temi vi offendono, non leggete! L'eletta e il capoclan
Duemilaquattro
Corro. Corro più veloce che posso. Intorno a me, il verde. Una foresta. Tutto è silenzio, rotto solo dai richiami striduli degli uccelli. E dal mio respiro sempre più stentato. Sono ore che corro, o almeno così mi sembra. Perché corro? C'è qualcuno che mi insegue? No... non sono in pericolo. Allora perché? Inciampo su una radice. Cado a terra, sbattendo il naso. Sembra la scena di un cartone animato, e sarebbe divertente se non facesse dannatamente male. Mi rimetto in piedi; per fortuna non mi sono rotta niente, o almeno credo. Riprendo a correre. Perché, mi chiedo ancora... dove sto andando? O meglio, da chi? Ecco! C'è qualcuno che devo raggiungere. -Megumi! Un'isola. Localizzata chissà dove nella mappa del mondo. Lungo le coste dell'isola, una spiaggia. Una semplice striscia di sabbia tra il mare e la foresta impenetrabile che costituiva il cuore dell'isola. Sulla spiaggia, un accampamento di una trentina di tende, o meglio, di rifugi costruiti da pezzi di tessuti vari sorretti da pali di legno. Rifugi di fortuna, ma resistenti. Chiaramente in piedi da parecchio tempo. Una tenda, distante qualche centinaia di metri dalle altre. Abbastanza grande per ospitare due persone, al momento ne conteneva tre. Un uomo e una donna erano inginocchiati l'uno davanti all'altra, concentrati sulla ragazza distesa sulla schiena in mezzo a loro. -Tutto questo... è incredibile, davvero. Non c'è modo di spiegarlo- disse l'uomo, passandosi una mano tra i cortissimi capelli castani -E' praticamente un miracolo... una magia! La donna non parlò subito, limitandosi a sorridere. Era sulla quarantina -un po' più anziana del suo compagno- e aveva occhi grigi a mandorla. Sembrava trovare divertente il turbamento dell'uomo difronte a lui. -Per un uomo di scienza come te deve essere difficile da accettare, Jack, ma io non ci trovo nulla di strano. Lo spirito di Solange non è ancora pronto ad abbandonare il suo corpo, ma è anche troppo debole per riacquistare tutte le sue funzioni. Si sveglierà quando sarà pronta. -Non è questo che mi stupisce, Megumi- ribattè Jack -Quello che mi lascia letteralmente senza parole è che tua nipote sia in uno stato paragonabile al coma da più di un mese, ormai. Eppure sta chiaramente dormendo. E soprattutto c'è la questione del mangiare! Jack scosse la testa, incredulo davanti al caso più strano che gli fosse mai capitato in tanti anni in cui si occupava di medicina. -L'organismo umano ha bisogno di nutrimento per continuare le sue funzioni, questo lo sanno anche i bambini delle elementari. Certo, durante questo mese abbiamo continuato a iniettare Solange con le vitamine che abbiamo trovato sull'aereo, ma nessuno -nessun uomo normale- può resistere tanto a lungo senza mangiare o bere. E'... è assurdo. Megumi sorrise di nuovo, sfiorando la guancia della ragazza, che dimostrava tra i venti e i venticinque anni: -Credimi, Jack, da Solange non mi aspetto niente di meno.
Ho corso così a lungo da perdere la percezione del tempo. Le gambe mi fanno male, i miei vestiti sono inzuppati di sudore, il mio cuore batte a mille... Eppure so che non posso fermarmi. Non ora, non adesso che sono così vicina. Corro, corro, corro. -Dove sei? Dove diavolo sei, Megumi?- mormoro, ma nessuno mi risponde. E all'improvviso la vedo. Difronte a me, ma girata di spalle, c'è lei. Megumi Hayashibara. La mia maestra. La mia amica. La mia amata. Non sorride; tipico di lei. Ma so che è felice di vedermi. Affretto il passo. Sto per raggiungerla...
-Continuo a non capire, Jack. -Neanche io ci capisco niente, Sayid, se questo può farti star meglio. -Fammi capire: questa ragazza si nutre. Dorme. Ma... non è cosciente? Jack annuì. -In poche parole è come se fosse in coma. Non avevo mai visto niente del genere, quindi non so dire se e quando si sveglierà. L'unica cosa certa è che è viva. Passami la siringa, per favore. L'altro uomo, Sayid, ubbidì, porgendo al dottore una siringa contenente una soluzione vitaminica. Con un gesto esperto Jack la iniettò nel braccio della ragazza addormentata; lei non mosse un muscolo. Immobile come era rimasta per le ultime sei settimane. L'unico segno che denunciava che fosse ancora viva era il petto che si alzava e si abbassava impercettibilmente al ritmo con il respiro. -Sua zia dov'è?- chiese Sayid. Jack scrollò le spalle: -A celebrare il rito in onore della Dea o qualcosa del genere. -Quella donna non mi piace, Jack. -Perchè mai? D'accordo, è solitaria, e ha deciso di stare lontana da tutti gli altri. Ma anche Sawyer lo ha fatto. -Infatti neanche Sawyer mi va troppo a genio.
-Megumi! Lei ancora non si gira. Chiedo un ultimo sforzo alle mie gambe doloranti, e aumento ancora la velocità. Tre passi di distanza... -Megu-chan! Megumi! -E' scostante. Silenziosa. E come ti guarda... come se sapesse qualcosa di sgradevole su di te. Non sono certo che possiamo fidarci di lei. -Suvvia, Sayid, non starai un po' esagerando? Megumi passa venti ore al giorno al capezzale della nipote. E' ammirevole, non trovi? Sayid scosse la testa: -Si, immagino di si, ma... non lo so, Jack. Non sono a mio agio davanti a lei. -Non ti sta simpatica perché è una wicca? -No, questo non c'entra. -Comunque non credo che abbiamo nulla di cui preoccuparci.
Due passi...
-Tu va se vuoi. Resto io con lei finché Megumi non torna. -Grazie, Sayid. A dopo.
Un passo... -Megumi!
Jack uscì dalla tenda, lasciando Sayid da solo con la ragazza. L'arabo si guardò intorno: dovendo ospitare due persone, la tenda era più grande di molte altre. Era tenuta in perfetto ordine: una borsa in un angolo conteneva i vestiti che Megumi era riuscita a recuperare dall'aereo, e poco lontano uno scatolone conteneva alcuni volumi, sia romanzi che libri di testo. Questi ultimi dovevano essere della ragazza, che a occhio e croce aveva l'età di una studentessa universitaria. Sayid la guardò. Nonostante le condizioni critiche in cui versava, il suo aspetto era quello di una ragazza in buona salute. Doveva essere alta circa un metro e sessantacinque, e nonostante non fosse affatto grassa non la si poteva neanche definire propriamente magra: una pancia leggermente sporgente spuntava dal bordo inferiore della t-shirt celeste, e i jeans bianchi erano qualche taglia troppo grande perché Solange -si chiamava così, se la memoria di Sayid non lo ingannava- potesse fare l'indossatrice. I capelli erano di un biondo scuro tendente al castano, lunghi appena fino al mento. Sottili sopracciglia bionde sormontavano occhi a mandorla (Di colore ancora ignoto visto che la ragazza dormiva). Sayid non era un medico, ma era affascinato dal fatto che la ragazza si trovasse in uno stato a metà tra la vita cosciente e la morte. Jack aveva detto che probabilmente quella sorta di coma era dovuto ad un meccanismo di difesa del cervello: a detta di Megumi, quando l'aereo si era schiantato sull'isola la ragazza era caduta in mare, ed era rimasta sott'acqua per diversi minuti prima che riuscissero a riportarla a riva. Solange aveva perso conoscenza, e in sei settimane non l'aveva più riacquistata. Era come se il suo corpo stesse lentamente recuperando le energie, simile ad una batteria in ricarica -un paragone non molto lusinghiero, ma abbastanza calzante. Quella ragazza era un mistero. Anche sua zia lo era. Una donna misteriosa, che all'alba e al tramonto pregava divinità pagane che nessuno aveva mai sentito nominare, da sola sulla spiaggia. Era una donna strana, Megumi Hayashibara, silenziosa, sempre sulle sue, osservava gli altri come se potesse capire cosa la gente stesse pensando. Questo -e il fatto che non aveva mosso un dito per aiutare il gruppo nel raccogliere frutta o cercare l'acqua, limitandosi a pensare a se stessa e alla nipote- non aveva fatto molto per renderla gradita ai compagni di sventura. Sayid tornò a guardare la ragazza. Speriamo che lei sia diversa dalla zia. Chissà se sognava. Chissà se li sentiva, che si preoccupavano di lei e facevano congetture. Jack gli aveva detto che non si sapeva esattamente quanto i pazienti in coma fossero coscienti del loro... -M... umi... Sayid batté le palpebre. Aveva parlato? Aveva detto qualcosa? Si chinò su di lei. -Solange, mi senti?- sussurrò -Svegliati, Solange.
Zero! Le metto una mano sulla spalla per attirare la sua attenzione. Finalmente, lei si gira. -Megu-chan... aaaaah!! Sangue. Sangue ovunque. Sui suoi vestiti, sul suo corpo, sul suo viso. Gli occhi vitrei, spenti. E' morta.
Emise un grido strozzato, intellegibile e roco, probabilmente dovuto al lungo silenzio. La ragazza cominciò a dimenarsi, gemendo; Sayid la afferrò per i polsi e tentò di tenerla ferma per evitare che si facesse male. -Jack!- gridò poi, sperando che qualcuno lo sentisse -Chiamate Jack e Megumi! La ragazza si è svegliata! -Megumi!- esclamò Solange, spalancando di scatto gli occhi: fissò Sayid con uno sguardo vitreo, da pazza, respirando affannosamente. Poi ricadde distesa; per fortuna sua zia le aveva sistemato una coperta sotto la testa a mò di cuscino e la ragazza non si fece male. Sayid desiderò che Jack arrivasse in fretta: lui non sapeva assolutamente niente di medicina e Solange aveva chiaramente bisogno d'aiuto. Si chinò di nuovo accanto a lei: la ragazza sembrava essersi calmata, ma respirava ancora affannosamente. -Va tutto bene, Solange- disse Sayid, sforzandosi di adottare un tono di voce calmo e tranquillizzante -Sei in salvo. -Chi...?- chiese a fatica la ragazza. -Mi chiamo Sayid. Ero con te sull'aereo. Stai calma. Va tutto bene. -... umi- mormorò ancora lei. Era chiaramente troppo stanca per parlare, ma Sayid capì il senso. -Megumi sta per arrivare, insieme ad un medico. Stai tranquilla. Finalmente Jack arrivò, seguito a ruota dalla zia di Solange. La donna era calmissima, per niente preoccupata (almeno apparentemente): era questo che Sayid trovava inquietante in lei. Non si capiva mai cosa le passasse per la testa. Era impenetrabile. -Sono qui, Solange- disse la donna, prendendo la mano della ragazza tra le sue -Sono qui, piccola mia. Va tutto bene. La tenda era troppo piccola per ospitare quattro persone, quindi Sayid decise di uscire. -Jack, fammi sapere come sta, va bene? -Va bene. Sayid uscì, e Jack si rivolse di nuovo alla sua “paziente”: -Solange, riesci a capire quello che dico? Lei annuì appena. -Come ti senti? -Come se mi fosse passato sopra un camion. Jack sorrise: chiaramente la ragazza soffriva, ma se aveva la forza per fare una battuta stava meno peggio di quanto lui pensasse. -Bene... qual'è l'ultima cosa che ti ricordi? La ragazza non rispose subito. Si incupì per qualche secondo, come se stesse cercando di ricordare. -Il cappuccino. -Prego? -Ho bevuto un cappuccino, di recente. Con Megumi. Non ricordo dove. Era un ricordo confuso, e insieme vivissimo. Ricordava il tavolino rotondo a cui era seduta, la tazzina di un rosso vivo, il sapore caldo e dolce del cappuccino che le scorreva in gola... e Megumi accanto a lei, che le teneva la mano e le diceva che da quel momento tutto sarebbe migliorato. Sarebbero state felici. -E' stato al bar dell'aeroporto- intervenne Megumi -Ci siamo fermate lì per un po' prima di imbarcarci. L'aeroporto... si, dovevo prendere un aereo. Per... per qualche posto in America... a Los Angeles. Per iniziare una nuova vita. -Non ricordi niente dell'aereo, Solange?- chiese ancora l'uomo. -No, ma mi ricordo che dovevo prenderlo. Tu chi sei? -Scusa, non mi sono presentato. Mi chiamo Jack, sono un medico. -Piacere- mormorò Solange. Improvvisamente le era venuto un mal di testa terribile, e si sentiva debolissima. Guardò oltre le teste di Jack e Megumi: si trovavano in una tenda, e oltre le falde c'era una spiaggia. Quella non era Los Angeles. Ne era sicura. -Cosa... cos'è successo? Perché siamo dentro una tenda?- mormorò, guardando Megumi. La donna le strinse forte una mano, come per darle forza in vista di una brutta notizia: -Siamo precipitati, Solange. -Co... cosa? -L'aereo è entrato in un'area di turbolenza e... beh, si è schiantato. Siamo precipitati su un'isola deserta... o almeno così credevamo noi. Sono sopravvissute più di quaranta persone. -Dove siamo? Stavolta fu Jack a rispondere. -Non lo sappiamo. Forse nei pressi delle isole Fiji. Capisco che sia una notizia sconvolgente, ma devi stare calma. Non avere paura. Solange era così tanto stordita e confusa che non ci riusciva neanche, ad avere paura. Annuì debolmente. -Riesci ad alzarti in piedi? Ci provò. Prima Solange si mise seduta, stupendosi di come tutti i muscoli gemessero. Si guardò ansiosamente intorno: -Cosa mi è successo?- chiese -Perchè non riesco a muovermi? Jack e Megumi si scambiarono un'occhiata preoccupata. -Solange, forse dovresti riposare ancora un po'... -Ditemelo. Megumi annuì. -E' giusto che sappia, Jack- disse, poi guardò la donna più giovane con espressione seria -Sei rimasta in coma per sei settimane, Solange. Non abbiamo la minima idea di come tu sia ancora viva.
Qualche ora più tardi, Solange stava seduta a gambe incrociate, le mani giunte, davanti a due statuette legno che rappresentavano una donna dai capelli lunghi e un uomo barbuto. Il Dio e la Dea sono le forze che permettono la costituzione armonica e l'equilibrio del mondo, una rappresentazione del dualismo del mondo materiale, per il quale ogni cosa esiste perché ha un proprio contrario. Non erano entità a cui indirizzare preghiere: le divinità wicca non erano come, ad esempio, il Dio cristiano, non ci si aspettava che ascoltassero ed esaudissero le richieste dei fedeli. Le wicca come Solange si limitavano a meditare, ad inviare pensieri positivi nell'universo, sicure che essi sarebbero arrivati a chi ne aveva più bisogno, in qualsiasi punto della Terra. -Tra poco è Beltaine- constatò Megumi, dopo essersi assicurata con uno sguardo che la ragazza più giovane non fosse più immersa nella preghiera. -E' vero... ho proprio perso il conto dei giorni. Temo che sarà una celebrazione ben misera, fatta da noi due sole. La donna più grande sorrise appena: -Sono sicura che andrà benissimo lo stesso. A proposito, Solange... -Si? -Io sono tua zia. -Come hai detto, scusa? -Ho raccontato a tutti che siamo zia e nipote. Perciò è meglio se in pubblico ci asteniamo da manifestazioni d'affetto, d'accordo? Solange rimase per un po' in silenzio. Non era del tutto sicura che quella situazione le piacesse: sapeva bene quanto Megumi fosse riservata in merito alla sua vita privata, ma addirittura inventarsi una bugia per nascondere il loro legame... -Ti vergogni di dire che siamo innamorate?- disse alla fine. Non riuscì a trattenersi. Megumi sospirò: -Non fare l'infantile, per favore. No, certo che non mi vergogno. Solange... io a te ci tengo, lo sai. -Si, lo so. Ma allora... -E' semplicemente che molte persone non accettano quelli come noi. Ricorda: l'uomo ha una particolare diffidenza verso il “diverso”. Noi siamo viste come diverse per la nostra religione e la nostra sessualità- spiegò Megumi in tono serio -Questo non significa che siamo inferiori, assolutamente. Ma dobbiamo proteggerci, tu lo sai. -Si, lo so. Fingiamo, d'accordo. Dunque... zia paterna o materna? -La sorella minore di tuo padre. -D'accordo, me ne ricorderò. Senti... com'è il resto della gente? Megumi era impegnata a spazzolarsi i capelli, che erano chiari come quelli di Solange, ma molto più lunghi. Si, forse la gente avrebbe potuto credere che erano zia e nipote, ma solo perché entrambe avevano gli occhi a mandorla: fisicamente erano piuttosto diverse. A differenza di Solange, che era alta e robusta (e qualche chilo sovrappeso), Megumi era piccola e snella, i lineamenti del viso affilati come quelli di un gatto. La donna non rispose subito alla domanda della sua compagna. -Hai già conosciuto Jack- disse alla fine -E' un uomo molto in gamba, e gentile. Si è preso cura di te. -Si, ho avuto la stessa impressione. E gli altri? Megumi tacque di nuovo. Solange capì. -Come al solito, vero?- chiese, sicura di conoscere già la risposta -Non hai conosciuto nessuno in queste sei settimane... sei rimasta sempre qui da sola. -Perchè me lo chiedi allora, se conosci già la risposta?- chiese a sua volta la donna più grande. Non ancora sicura di riuscire a reggersi in piedi, Solange si mise lentamente in ginocchio e gattonò verso la sua compagna. -Scusami, è che... tu sei una donna così speciale- sussurrò, sfiorandole la guancia -Sei meravigliosa, intelligente, saggia... e io vorrei che tutti lo sapessero. La voce di Megumi suonò amara. -Sai bene che ci ho provato. -Si, lo so, ma... al mondo c'è anche gente buona, Megu-chan. Perché non provi a fidarti, una volta tanto? Nessuno ti farà del male, vedrai. Ci sarò io a proteggerti. Megumi si lasciò sfuggire un sorriso: -Allora non ho niente di cui preoccuparmi. -A proposito... grazie di esserti presa cura di me, per queste settimane. -L'ho fatto volentieri, sai. -Posso entrare?- all'improvviso la voce di Jack risuonò da fuori dalla tenda -Volevo vedere come sta Solange. -Vieni pure, Jack. Il dottore entrò. -Allora? Come sta la mia paziente? Solange sorrise. -Bene, grazie. Dopo essermi svegliata avevo una gran fame e sete, ma ora mi sento meglio. -E' normale, sei andata avanti sei settimane a vitamine in provetta- spiegò Jack -Allora, hai provato ad alzarti? -No, non ancora. -Ti va di fare un tentativo? Sei rimasta immobile a lungo e i muscoli potrebbero farti male, ma altrimenti rischiano di atrofizzarsi. -D'accordo, ci provo. Muovendosi lentamente e sentendo ogni singola giuntura gemere, Solange gattonò fuori dalla tenda e si mise in piedi; Jack e Megumi la sostennero per le braccia, ma la ragazza si sentiva abbastanza sicura. Fece qualche passo sgranchendo le gambe e si guardò intorno. La spiaggia era bellissima, di sabbia bianca, situata tra un mare azzurro e una foresta che sembrava molto estesa. A circa duecento metri di distanza Solange distinse alcune tende; dovevano essere quelle degli altri sopravvissuti. Notando lo sguardo della ragazza, Jack disse: -Vuoi venire a conoscere i tuoi compagni di avventura? Solange esitò, girandosi verso Megumi. La sua compagna l'aveva accudita per sei settimane, ed ora lei si sentiva un po' in colpa a lasciarla da sola. Ma la donna le sorrise: -Vai pure, non preoccuparti per me. Attenta a non stancarti, però. -Va bene, zietta- ribattè la ragazza, facendo l'occhiolino. Salutò Megumi e si incamminò con Jack verso il piccolo accampamento di tende. La prima persona che incontrarono fu un ragazzo in carne dai capelli castani: -Ehi, coso! Jack! Giochi a poker con Kate e me?- esclamò, arrancando verso di loro. Quando vide Solange si bloccò: -Allora si è svegliata davvero!- esclamò, guardandola con gli occhi spalancati -E' uscita dal coma, Jack? Il dottore sospirò. -Perchè non lo domandi direttamente a lei, Hurley? Solange capisce l'inglese. Il ragazzo -Hurley- si grattò la testa, guardandola di sottecchi: -Ah, già. Ehm... ciao, cosa. Sono contento di vederti in piedi. Solange tese la mano: -Ciao a te. Io sono Solange. -Piacere, Hurley- replicò lui; sembrava stranamente poco a suo agio davanti a lei, e Solange si chiese perché. -Sai giocare a poker?- chiese Jack; Solange annuì: -Un po'. -Vieni, allora. Kate era una donna poco più grande di Solange, snella e molto graziosa. Accolse Solange con un sorriso: -Ehi, ciao, benvenuta. Giochi con noi? -Perchè no? I quattro si sedettero in cerchio, accanto alla tenda di Kate. Avevano appena dato le carte, e Kate chiese: -Allora, Solange... tu sei la nipote di Megumi? -Lei è la sorella minore di mio padre. -Siete giapponesi? -Io sono giapponese da parte di padre e australiana da parte di madre- spiegò la ragazza -Megumi è interamente giapponese. -Come mai andavate a Los Angeles? -Hmm... in vacanza- inventò -E voi? Nessuno dei tre rispose. -Giochiamo, dai. -Va bene... Rimasero in silenzio per qualche giro, poi Hurley parlò. -Allora... sei una strega anche tu? Solange inarcò le sopracciglia: -Io non sono una strega. Perché credi una cosa del genere? -Ma fai anche... quei riti strani agli Dei come tua zia, vero? Lei mi ha detto di si. -Hurley, non offenderla. -No, Jack, va tutto bene. Megumi... mia zia ed io non siamo streghe, siamo wicca- spiegò ancora Solange. Aveva perso il conto di quante volte aveva ripetuto quello stesso discorso negli ultimi dieci anni, da quando era entrata nella wicca -Seguiamo una religione neopagana, ma non facciamo... magie o altre cose. E non siamo adoratrici del demonio. -E' un argomento interessante- commentò Kate -Una volta ho visto un documentario sulla wicca... adorate una Dea, vero? -Un Dio ed una Dea insieme, che però sono entrambi manifestazioni del potere dell'Unico. -Capisco. Qualche minuto dopo un ragazzo dai capelli biondi si avvicinò. -Ciao a tutti- disse. Sembrava simpatico, e Solange decise di provare a fare amicizia. -Ciao- disse, tendendo la mano -Io sono Solange. -Ehi- replicò lui con un sorriso -Io sono Charlie. Tu sei la strega, vero? -Charlie! -Che ho detto? E' la verità, no? Claire mi ha detto che quelli come Megumi praticano la stregoneria. Jack lo fulminò con lo sguardo, e il ragazzo sembrò capire di aver fatto una gaffe. -Ma naturalmente ognuno è libero di vivere la sua spiritualità come preferisce- si affrettò ad aggiungere, e strinse la mano di Solange -Benvenuta nella banda. -Grazie. E comunque, non sono una strega. Sono una wicca. -Certo, certo... Improvvisamente Solange si sentì stanca. -Credo che tornerò dalla zia- disse, sforzandosi di sorridere -Piacere di avervi conosciuti. -Ti accompagno- disse Jack, alzandosi. -No, non ce n'è bisogno, davvero. Ma Jack insistette, e lui e Solange si incamminarono per il tratto che separava la tenda che la ragazza divideva con Megumi da tutte le altre. -Mi dispiace se... si, insomma, se ti hanno offesa- attaccò Jack ad un certo punto -Nè Hurely né Charlie volevano offenderti, sai. Sono soltanto curiosi. -Lo capisco, davvero. Tranquillo: non sono i primi che mi scambiano per una strega, e non saranno neanche gli ultimi. In verità la wicca è una religione assolutamente pacifica, non predica il male per nessuno. -Non devi spiegarmi niente, Solange. Vedrai che poco a poco si abitueranno. -Lo spero. Grazie di avermi riaccompagnata. -Di niente. Salutato Jack, Solange rientrò nella tenda. -Sono tornata! Megumi sorrise appena: -Me ne sono accorta. Allora, com'è andata? Ti sei fatta dei nuovi amici? Solange guardò la donna più grande, e per un attimo la detestò. Lo sguardo di Megumi diceva chiaramente: “Ti hanno offesa? Ti hanno chiamato di nuovo strega, non è vero? Lo sapevo! Vedi che starsene sulle proprie non è poi tanto male? -Ho conosciuto diverse persone- disse, cercando di suonare ottimista -Sembrano in gamba. -Hmm. Solange... -Va tutto bene. -Ne sei sicura? -Si. Voglio dire, sono tante le persone che hanno dei pregiudizi nei confronti della wicca, ma... -Lo so, tesoro. Nessuno lo sa meglio di me- disse Megumi tristemente, sfiorando i capelli corti della ragazza più giovane -I pregiudizi sono parte integrante del mondo. Io non voglio che tu soffra. -Lo so- ribattè Solange; improvvisamente si sentiva triste e non sapeva perché -Ma io sono forte, lo sai. L'uomo non è un'isola, Megumi... e io non voglio stare da sola. -Sola? Tu non sei sola! Hai me! -Si, certo lo so, ma... Megumi scosse la testa: -Non ti basto più?- mormorò, abbassando lo sguardo -Un tempo mi dicesti che ero l'unica cosa importante della tua vita. Che ti bastava avere me per essere felice. -Ma è così! Io ti amo, Megumi, ma... ecco, non vorrai mica che io diventi un'eremita, vero? -No, certo che no. Solange fece un mezzo sorriso: -Scusami, a volte sono così infantile... in questi momenti davvero non si vede che sono più grande di te. -Pazienza. La gelosia è sintomo di amore. -Sono contenta che la pensi così. Io non voglio impedirti di stare con gli altri, ma... non voglio neanche che tu soffra. -Lo capisco. Dai, non parliamone più. -Guarda, sono riuscita a recuperare gran parte delle tue cose. Contenta? Solange sentì il suo cuore allargarsi quando, in un angolo della tenda a cui non aveva fatto caso, vide un grande scatolone; all'interno Megumi aveva riposto le sue cose: la spazzola, lo specchio, alcune barrette di cioccolata, l'orologio, e soprattutto tutti i suoi libri, sia i testi universitari che i romanzi. Solange amava leggere e il solo fatto di aver ritrovato i suoi libri la fece stare meglio. -Grazie mille! -L'ho fatto con piacere. Purtroppo con i tuoi vestiti non sono stata altrettanto fortunata, ma... -Oh, non importa, sono più felice di avere i libri... e ancora di più, di avere te. Si distesero sulle due coperte che fungevano da materassi, tenendosi per mano, in silenzio. Cullata dal rumore delle onde, Solange si sentì improvvisamente fortunata. Non solo perché era sopravvissuta -a differenza di molti altri- al disastro aereo, ma anche perché era ancora con Megumi. Cosa le importava di conoscere gli altri, quando aveva lei? Non capita spesso di innamorarsi per la prima volta a sette anni, eppure era quello che era successo a Solange. Nata a Sidney, la ragazza era rimasta orfana di entrambi i genitori ad appena due anni ed era stata adottata da una conoscente di suo padre, Glenda, e nonostante i rapporti con la sua madre adottiva fossero sempre stati piuttosto tesi, i primi anni di Solange erano stati piuttosto tranquilli. Quando aveva sette anni, di fronte a casa sua era stato costruito un tempio per una coven -ovvero una congregazione- wicca. La bambina aveva visitato il tempio con la madre adottiva, e la sua fantasia infantile era stata colpita dai riti, dalle candele e dagli incensi, dall'atmosfera serena di amore e fratellanza che permeava il luogo. E ancora di più era stata colpita da Megumi. La donna era la sacerdotessa a capo della coven, ed era stata lei a fare da guida a Solange e Glenda quando madre e figlia avevano chiesto di poter visitare il tempio. Megumi aveva allora trent'anni, ed era una donna bella e sicura di se, dall'aria intelligente e un po' malinconica, dotata di una voce tranquilla ed elegante e da una naturale grazia nei movimenti. La piccola Solange ne era rimasta istantaneamente affascinata. Al contrario di Glenda, che era rimasta legata alla chiesa metodista in cui era cresciuta, Solange si era progressivamente avvicinata alla wicca -e a Megumi- fino ad entrare ufficialmente nella coven a tredici anni, con il benestare della madre adottiva. Era felice: la wicca era un vero nutrimento per l'anima, la faceva sentire tranquilla e al sicuro. La congregazione era diventata la grande famiglia che lei aveva sempre desiderato ma che non aveva mai avuto. Il rapporto con Megumi si era sviluppato più lentamente. Solange la idolatrava, e ammirava la pazienza e la dolcezza della donna, nonché la sua profonda conoscenza della spiritualità wicca. Ma a causa della forte differenza d'età non l'aveva mai considerata che come una maestra e una guida spirituale. In quel periodo la sua vita sentimentale era quella di ogni normale ragazza della sua età: sospirava dietro agli attori del cinema e flirtava con i compagni di scuola carini. Il pensiero di non essere eterosessuale non l'aveva mai sfiorata. Non avrebbe saputo dire come tutto fosse cambiato. A diciassette anni il rapporto con Megumi aveva impercettibilmente iniziato ad approfondirsi: la donna più grande le aveva proposto di prendere parte insieme a lei ad alcune cerimonie, e lei aveva accettato, felice ed orgogliosa; Megumi era sempre gentile con lei, e disposta a rispondere a tutte le sue domande, ma Solange non avrebbe mai pensato che fosse sintomo di un interesse romantico: una donna bella come Megumi era di sicuro sposata, e comunque lei -Solange- era davvero troppo giovane. Un giorno però...
-Che cos'è il rito del bacio quintuplice?- chiese timidamente Solange. Si trovava nella biblioteca del tempio, piccola ma piuttosto fornita di volumi sulla spiritualità wicca. Il locale era vuoto a parte lei e Megumi, immersa in un libro. Solange non avrebbe voluto disturbarla, ma la donna più grande l'aveva sempre elogiata per il suo desiderio di imparare, e le aveva detto di rivolgersi a lei se avesse avuto delle domande. Megumi chiuse subito il libro in cui era immersa e si girò verso la ragazza più giovane: -Si tratta di una pratica wicca molto antica, nata in ambiente alessandrino- spiegò -E' una pratica di iniziazione, durante il quale il novizio riceve cinque baci dal sacerdote, o dalla sacerdotessa. Io stessa ho eseguito questo rito più volte. Solange era ansiosa di saperne di più: -Cinque baci... ma dove? Allora Megumi sorrise in un modo che la ragazza più giovane non aveva capito. -Il rito dice: siano benedetti i tuoi piedi, che ti hanno portato su queste vie- e indicò il piede di Solange, seduta accanto a lei. -Siano benedette le tue ginocchia, che si inginocchieranno al sacro altare- e le posò una mano sul ginocchio. -Siano benedette le tue labbra, che pronunceranno i sacri nomi... Quando le dita di Megumi le sfiorarono le labbra, Solange trattenne il respiro: non era pronta ad un contatto così intimo. Né all'emozione che esso le aveva portato. Megumi ormai sorrideva apertamente, e la ragazza più giovane non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. -Sia benedetto il tuo petto, formato nella bellezza... Le sfiorò il seno; Solange sentì il sangue scorrere più veloce dentro di se. La voce di Megumi si fece roca: -Sia benedetto il tuo organo, senza il quale non esisteremo. Non la toccò; la mano della donna non si avvicinò neanche alla zona pelvica di Solange, limitandosi a indicarla vagamente; eppure la ragazza provò una sensazione tremendamente reale. Improvvisamente si sentiva strana... confusa. Aveva caldo, e il modo in cui Megumi la guardava era... attraente. Solange borbottò qualche parola di ringraziamento e scappò via.
Da quel giorno, Solange aveva evitato la congrega per una settimana. Era confusa. Nessuna donna -anzi, nessuna persona- le aveva mai suscitato emozioni così forti come quelle che aveva provato in quei pochi minuti con Megumi. Cosa le era preso? Megumi era bella, certo, e lei l'ammirava molto, ma non le piacevano le donne! No? Era a questo che Solange pensava quel giorno. In verità quelle emozioni l'avevano turbata: erano diverse da qualsiasi cosa avesse mai provato, e lei non sapeva bene come comportarsi. Inoltre, con che faccia avrebbe potuto ripresentarsi davanti a Megumi? Quell'ultimo problema venne subito risolto. Solange stava uscendo da scuola -frequentava l'ultimo anno di liceo- dopo la fine delle lezioni quando, nel piazzale, notò subito una BMW grigio metallizzata che per anni aveva visto ogni giorno parcheggiata nei pressi del tempio. Era l'auto di Megumi, e la sua proprietaria era lì, appoggiata contro lo sportello; appena la vide, le si fece incontro. -Ciao, Solange- disse piano -Ti prego, non scappare. -Non... non voglio scappare. Perché dovrei? La donna sorrise piano. -Mi fa piacere che la pensi così. Scusa se sono venuta qui, ma... volevo chiederti scusa per il mio comportamento della scorsa settimana. E' stato inaccettabile, e io sono profondamente pentita. Perdonami. Ti prego, non lasciare che il mio errore ti allontani dalla nostra religione. Solange scosse la testa; intorno a lei tutti gli studenti stavano uscendo alla spicciolata dalla scuola, ma quello era un discorso da fare al riparo da orecchie indiscrete. Accettò di salire in macchina con Megumi; una volta salita, la ragazza disse: -Non sono assolutamente arrabbiata con te, Megumi, e non intendo abbandonare la congrega. Quello che è successo tra noi, però... mi ha un po' sorpreso. E turbato. -Mi dispiace. -Ma non ho paura di te, assolutamente. So che sei una brava persona. Megumi sospirò: -Certo, è così. Tutti mi considerano una persona seria e controllata, e la maggior parte del tempo è così. Ma vedi, Solange... a volte anch'io faccio fatica a controllare i miei sentimenti. Solange cominciò a capire. -Tu sei... lesbica? -Si. Si, lo sono. -Ed io...- quasi non riusciva a dirlo -Io... ti piaccio? -Si. Non so se faccio bene a dirlo, visto che tu sei così giovane ed io ho l'età per essere tua madre, ma si, Solange, tu mi piaci molto. Più di chiunque altro abbia mai conosciuto da diversi anni. Solange non potè fare a meno di arrossire: era una dichiarazione in piena regola; non ne aveva mai ricevuta una. Era intimidita, ma non spaventata o turbata. E tantomeno disgustata. -Ma cosa... cosa ci trovi in me? Voglio dire, non sono una top-model, sono infantile, goffa... -Questo lascialo decidere a me. Non sarai una taglia zero, ma ai miei occhi, Solange, sei bellissima. Di te amo la gentilezza, l'impegno che metti in ogni cosa, il tuo animo puro ed onesto. Se posso chiedertelo, hai un fidanzato? -No, non ho nessuno. -E... hai mai provato niente per una donna? -No, mai. -Le mie attenzioni... ti disgustano? -Oh, no!- Solange non potè fare a meno di alzare la voce per dare più enfasi alle sue parole -Tu sei straordinaria, Megumi, e per me sei una persona davvero speciale. Le tue attenzioni mi lusingano... sono semplicemente sorpresa, ecco. Ma quello che c'è stato tra noi, in biblioteca... è stato bello. Davvero. Megumi sospirò, sollevata, e improvvisamente sembrò anche lei una timida diciottenne quando chiese: -Hai impegni, ora? -No. Di solito il venerdì mangio alla mensa scolastica. Ho ancora tre ore di lezione il pomeriggio. -Quanto tempo hai per l'intervallo del pranzo? -Un'ora e mezzo. -Allora facciamo così: ti porto a mangiare nel mio ristorante preferito: è molto meglio della mensa scolastica. E' solo un pranzo, tranquilla. Solange sorrise, sedendosi più compostamente: -D'accordo, vengo volentieri.
E da quel momento era nato tutto. Solange -giovane, allegra e vivace- e Megumi -silenziosa, matura, pacata- erano diverse quanto fosse possibile esserlo, eppure tra di loro era nato un rapporto profondo e forte. All'inizio Solange aveva stentato ad accettare questa svolta improvvisa della sua sessualità, ma dopo qualche mese aveva accettato la realtà: si era innamorata di Megumi, ed era così fortunata da essere ricambiata. Gli unici a sapere di quel legame erano i membri più fidati della coven; le due amanti avevano deciso di tenerlo nascosto a tutti, anche alle loro famiglie. Già gli appartenenti al movimento wicca sono spesso bollati come adoratori del demonio e emarginati dalla società; se si aggiungeva anche l'omosessualità era praticamente come chiedere di essere lapidati! La loro storia non era stata tutta rosa e fiori, comunque. La differenza di carattere portava spesso le due donne a discutere, e la possessività di Megumi -che arrivava a voler controllare anche le relazioni sociali della sua giovane compagna- aveva causato più di un litigio. Ma Solange sapeva che l'altra donna agiva così per amore, e inoltre non riusciva davvero ad essere arrabbiata con lei. Si amavano. E questo bastava. Megumi si era assopita: di certo le ultime settimane non dovevano essere state facili per lei, pensò Solange: non solo lo shock del disastro aereo e le difficoltà e gli stenti della vita su un'isola, ma la sua compagna si era presa cura di lei, lavandola e addirittura cambiandole i vestiti. Megumi era forte, ma doveva essere davvero molto stanca. -Grazie- le sussurrò in un orecchio; poi le piegò un maglione sotto la testa a mò di cuscino e si distese accanto a lei. Forse avrebbe dovuto avere paura... erano su un'isola deserta, costretti a cacciare e lottare per la propria sopravvivenza, e il fatto che dopo sei settimane i soccorsi non fossero ancora arrivati non era certo una buona notizia... Ma lei e Megumi erano salve. Ed erano insieme. E per questo aveva un milione di pensieri positivi da inviare nell'universo.
| Ultima modifica di Mikele Hume il mar mar 30, 2010 12:15 pm, modificato 3 volte in totale. |
| Ti ho spostato il post qui (non servono due topic) e ti ho messo la storia sotto il tag per evitare di allungare troppo la pagina ;) |
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