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 Oggetto del messaggio: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 01, 2009 8:18 pm 
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E’ uscito da pochi giorni, ma già fa discutere i fan italiani, il libro “La filosofia di Lost“, scritto da Simone Regazzoni, docente dell’Università Cattolica di Milano, per la Casa Editrice Ponte Alle Grazie.

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Un’iniziativa certo lodevole e decisamente apprezzata, in un panorama, il nostro, piuttosto carente per quanto riguarda le pubblicazioni dedicate a Lost, se confrontato con altri mercati.

Nell’attesa di un articolo più approfondito e nella speranza di scambiare due chiacchiere direttamente con l’autore, vi presentiamo la descrizione di questa opera:

Un luogo tra la vita e la morte, tra fiction e realtà. Questo è Lost: ciò che si trova alle radici stesse del domandare. Perché l’Isola non dà risposte, non possiede la verità. Piuttosto, ne incarna l’enigma. E lo fa con una narrazione al contempo complessa e popolare, sfruttando i canali aperti dalla transmedialità, dilatando all’infinito l’orizzonte della partecipazione. La serie tv creata da J.J. Abrams e Damon Lindelof è a tal punto legata alla filosofia che alla filosofia non restano che due scelte. Spiare da dietro il buco della serratura il dispiegarsi di quello che è, a tutti gli effetti, un mondo. Oppure accantonare ogni falso pudore, ed esplorare l’Isola.
Simone Regazzoni sceglie questa seconda via, e s’imbarca a bordo del volo 815 col preciso intento di precipitare insieme a Jack, John, Kate, Hurley, Sayid, Sawyer. E a tutti i fan della serie. Accampato sulla spiaggia o perso nella foresta, l’autore apre botole, progetta mappe, sfida mostri e ridicolizza pregiudizi. Naufrago tra i naufraghi, decide di far abitare al discorso filosofico lo spazio dell’erranza. Qualcuno, certo, storcerà il naso. Ci vuole tempo per sentirsi perduti. L’Isola ce l’ha. La filosofia anche.


Per chi volesse avere informazioni sul libro direttamente dall’autore, o porre un quesito, Simone Regazzoni sarà alla Libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires a Milano, per presentare il suo libro, a partire dalle ore 18 di martedi 7 aprile.

Lost Discovery


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Jack: Sono passati 6 giorni è ancora stiamo aspettando. Aspettando che arrivi qualcuno. E' se non arriva nessuno? Dobbiamo smettere di aspettare. Dobbiamo sistemare le cose da noi. Una donna è morta stamattina dopo essere andata a nuotare. Lui ha tentato di salvarla e voi lo linciate? Non possiamo fare cosi, il proverbio "ognuno pensi per se" qui non vale niente. E' ora che ci organizziamo. Dobbiamo capire come si sopravvive qui. Ho trovato dell'acqua potabile nella valle. All'alba vi condurrò un gruppo. Se non volete venire trovate un'altro modo per contribuire. La settimana scorsa non ci conoscevamo. Ma ora siamo in questo posto, e Dio solo sa quando dovremo restarci. Ma se non possiamo vivere insieme... moriremo da soli.
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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 01, 2009 9:05 pm 
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Stamattina su Repubblica c'era un articolo dedicato alla filosofia nei telefilm moderni...con particolare riferimento a Lost (il 90% dell'articolo era su Lost) e presentava anche questo libro...

Credo lo aquisterò :;)2:
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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 01, 2009 9:17 pm 
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Mikele Hume ha scritto
Stamattina su Repubblica c'era un articolo dedicato alla filosofia nei telefilm moderni...con particolare riferimento a Lost (il 90% dell'articolo era su Lost) e presentava anche questo libro...

Credo lo aquisterò :;)2:


Ecco l'articolo di Repubblica

Lost, la filosofia a lezione di fiction

Repubblica — 30 marzo 2009

ESISTE una philosophy fiction, una filosofia che ha per oggetto le serie televisive? Esiste ontologicamente, addirittura come necessità o, un gradino sotto, come possibilità? O è una riflessione sul nulla e come tale insignificante poiché il proprio oggetto non ha significato? Ab b i a m o d u b b i più importanti di cui occuparci, bivi più cruciali a cui scegliere? Può essere. Ma può anche essere invece che si commetta, già nel non comprendere l' importanza del quesito, un macroscopico errore, non solo per snobismo, ma per malafede. Poniamo qualche presupposto, accettato non solo dalla critica televisiva, ma da quanti fanno comunicazione e spettacolo con qualche cognizione di causa. Primo: le serie televisive made in Usa sono oggi la punta più avanzata di narrazione. Il "grande romanzo americano" lo hanno scritto gli autori dei Sopranos, di Six feet under e Nip/Tuck. Non esiste al cinema o in letteratura un personaggio con la forza del dottor House, non esiste una riflessione "in diretta" sulla politica e la giustizia paragonabile a 24 e mettendo insieme tutte le pellicole candidate all' Oscar negli ultimi 10 anni si raggiunge una complessità di riflessione sull' etica, lo spirito e il tempo pari a quella contenuta in tre fotogrammi di Carnival. Secondo: queste serie costituiscono oggi quel che chiamiamo "immaginario popolare", il punto di riferimento del dibattito tra spettatori evoluti, avviato dalla domanda: «Vedi anche tu Mad Men ?». Terzo: alcune di queste serie hanno un dichiarato sottotesto, producono esperimenti di interazione con il pubblico, che non si limita a ricevere, ma reagisce (realizzando la visione dei post-strutturalisti francesi per cui leggere è riscrivere). Tre indizi, una prova. E allora, chi ha ragione? Chi ancora snobba la philosophy fiction come una perdita di tempo, un inchinarsi della ragione su temi bassi? O Simone Regazzoni, autore di "La filosofia di Lost" (Ponte alle Grazie, in libreria da venerdì), quando scrive che esiste un processo irreversibile di trasformazione della filosofia davanti alla televisione «che è anche, a tutti gli effetti, una sua democratizzazione»? Curioso, l' autore ora dichiara nome e cognome, mentre per "La filosofia del dottor House" aveva usato uno pseudonimo, Blitris, in coabitazione con due colleghi. A chiedere si scopre che gli altri han preferito tornare ai "temi alti" per non perdere il rispetto del mondo accademico. Anche Regazzoni è dunque a suo modo un sopravvissuto come quelli del volo Oceanic 815. Naufrago sulla sua isola si appassiona seguendo le tracce filosofiche di Lost, che son tante, alcune evidenti, altre nascoste sotto la superficie. Qualche esempio? Lampante: i personaggi hanno nomi di pensatori famosi (Locke, Rousseau, Hume, Bentham). Comprensibile: l' isola è una metafora. Di che cosa? Di Dio: se, alla maniera di Spinoza identifichiamo divinità e natura o se ci specchiamo nel personaggio di Locke che all' isola si rivolge come a una forma di provvidenza o semplicemente se sacralizziamo il suo essere deserta, quindi negazione del mondo, della realtà (e dunque, cosa? Fiction!). Per solutori più che abili: dietro l' intreccio elaborato di Lost si cerca di svelare l' enigma della verità negando che esista una soluzione. Lost mette in discussione l' esistenza del mondo esterno. O quanto meno la maniera in cui è stato percepito, finanche pensato. Lost è l' apoteosi del relativismo. Scrive Regazzoni: «Ti mostra come il mondo non si dia se non all' interno di un punto di vista singolare: ciò che chiamiamo soggetto». In Lost gli Altri sono tali perché visti dalla prospettiva di quelli che tali non si definiscono. E se invece lo fossero? Il dubbio riguardo alla natura di Sayid (professione: torturatore iracheno) è l' esempio di come sull' isola non esista verità, ma solo percezione relativa. Tu torturi qualcuno per fargli confessare di essere un Altro, ma tu stesso eri creduto tale da qualcuno che non possiamo definire altro solo per non ingarbugliare una matassa che già non ha filo. Lo ha forse il mondo esterno?E chi lo tiene in mano: Dio, o l' isola? Non c' è risposta. Lost ha solo domande. È un' entità che produce se stessa, generando mondi. Gli autori hanno scritto una fiction, ma gli spettatori l' hanno resa realtà, creando il sito della Oceanic Air (dove si legge che tutte le attività sono cancellate per le difficoltà insorte dopo il disastro del volo 815), il libro di cui i naufraghi leggono il manoscritto e perfino tentando di dare una forma (non una soluzione, quella è lost, perduta) alla "equazione Valenzetti". E tutto questo ha meno a che vedere con la filosofia di un qualsiasi padiglione della Biennale di Venezia? Scrive Regazzoni: «Se non c' è risposta, allora non c' è rapporto, è la fine». Già, come va a finire Lost, che ricomincia il 6 aprile? Se non l' avete capito, non avete studiato: Lost è già finita. Se mai è stata. - GABRIELE ROMAGNOLI


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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 01, 2009 9:25 pm 
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Anch'io penso proprio che lo acquisterò, lo leggerò molto volentieri! :roll:


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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 01, 2009 11:32 pm 
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Anch'io sono troppo curioso di leggerlo. :woot:


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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: gio apr 02, 2009 12:16 am 
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Finalmente un libro su LOST. Anche se la folosofia non è il mio forte, credo proprio che lo comprerò. :esalt:


"Non ditemi che non lo posso fare!"

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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: gio apr 02, 2009 10:26 am 
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anche su Vanity fair uscito ieri in edicola c'è un articolo riguardante questo libro e poche pagine prima alcune righe (piene di spoiler x chi non ha visto la quinta!) scritte da un giornalista superfan di Lost!


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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: ven apr 03, 2009 7:09 pm 
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Comprato! :ghghgh:

Settimana prossima vado fuori in vacanza e me lo leggo :;)2:
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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: mer apr 08, 2009 1:47 pm 
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Aldo Grasso su Lost, come sfida tra fede e ragione

Su Corriere.it Aldo Grasso presenta il nuovo libro su Lost “La filosofia di Lost”, di Simone Regazzoni, Ponte alle Grazie editore.

il volo 815 dell’Oceanic, co­me ogni altra grande narrazio­ne, va oltre le intenzioni ini­ziali dei suoi autori e accende nell’interpretazione il desiderio di sapere, scoprire, trovare. Lost è una ricerca di verità sot­to forma di racconto e di enig­ma perché “la verità si nutre di finzione”. [..]

In tv il flashback viene usato in senso metafisico, come se la concretezza del presente fosse un’astrazione lungamente elaborata prima di noi e da noi: ogni immagine diventa così un miraggio, l’attesa di un desti­no. Anche la finzione si nutre di verità.


Fonte Push the Button (lostmania.com)

Qui l'articolo intero


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 Oggetto del messaggio: Re: La filosofia di Lost
MessaggioInviato: gio apr 09, 2009 10:43 am 
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Ho già letto un'ottantina di pagine e lo trovo interessante. Molti spunti di riflessione, anche per quello che stiamo vedendo in questa 5 stagione.
Consiglio a tutti di comprarlo. :;)2:

Edit successivo

Sfogliando le ultime pagine, nel capitolo Siti Consultati, compare solo-lost.net/forum!!!
Vuoi vedere che con le nostre teorie abbiamo influenzato Regazzoni? :woot: :woot: :woot:


"Non ditemi che non lo posso fare!"

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