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 Oggetto del messaggio: Damon Lindelof parla di Lost
MessaggioInviato: dom mag 27, 2012 9:48 pm 
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Lost, a due anni da The End

Siete rimasti soddisfatti dal finale di LOST? Delusi? L’avete capito? A due anni dal finale si parla ancora di questa serie, mi pare evidente quindi che gli autori abbiano fatto un lavoro eccellente.


L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta per due motivi, il primo è che oggi è il 23 maggio (causa imprevisti pubblico l’articolo pochi minuti dopo la mezzanotte) e il secondo è che ieri ho visto un’intervista a Damon Lindelof.

23 maggio, ovvero il giorno di The End, due anni fa salutavamo LOST, con la certezza che ItaSA fosse stata parte di un vero e proprio fenomeno, culminato con la messa in onda del finale in contemporanea con gli Stati Uniti.

Ieri vedendo questa intervista a Lindelof mi sono reso conto che in tanti non sono soddisfatti dal finale perché non l’hanno capito e probabilmente non hanno capito nemmeno molte altre cose di LOST. Nell’intervista rilasciata a On The Verge Lindelof deve confrontarsi con un intervistatore deluso dal series finale, credo che le sue risposte giustifichino il mio essere un fanboy di LOST.

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Non avevate le risposte. Il finale è stato deludente: si ha questa sensazione di non sapere che senso abbia avuto tutta la storia e che fosse solo il modo più semplice per chiuderla.
Sapere che la gente voleva le risposte che non avete dato non è qualcosa che ti tormenta?


Qui Lindelof spiega che “tormentare” non è la parola corretta, questo presupporrebbe che abbia dei rimorsi, e non ne ha, benché questo sembri molto presuntuoso rifarebbe la stessa cosa. All’inizio c’era anche J.J. Abrams, poi il cammino è stato condiviso da Carlton Cuse e da tanti altri scrittori, ma in quanto co-creatore Lindelof si assume tutta la responsabilità del finale: è esattamente quello che voleva. L’unico rimpianto che ha è quello di aver detto inizialmente, durante un’intervista, “le risposte arriveranno”, cosa che non si è più ripetuta da metà della terza stagione, quando hanno saputo quando sarebbe finito LOST. Fino a quel momento c’era una certa dose di improvvisazione, cosa necessaria quando non si sa quante cose avrai l’occasione di raccontare.

Da quando ha saputo che LOST sarebbe finito con la VI stagione, Lindelof ha sempre affermato che a chi guardava la serie per conoscere le risposte a tutti i misteri non sarebbe piaciuto il finale, a quel punto il quadro generale della serie era definito.

Qui arriviamo a un concetto chiave del pensiero di Lindelof su LOST: non è che non gli interessasse tutta la mitologia della serie, ma siccome la scena peggiore della storia dei racconti con dei misteri è quella dell’Architetto che spiega a Neo il perché e il per come di The Matrix la sua decisione è stata: teniamocene alla larga come dalla peste bubbonica. Possiamo dargli torto? The Matrix per me si chiude con “Wake Up” dei Rage Against The Machine alla fine del primo film, credo che pochi non concordino con me.

Come dice Lindelof stesso tra l’Architetto e LOST probabilmente c’è il giusto mezzo: l’Architetto è troppo, LOST è troppo poco, la scelta sul dove sbilanciarsi è caduta sul “troppo poco”, con un risultato sicuramente migliore di quello del “troppo”, visto il tipo di racconto che è LOST.

Non è la prima volta che Lindelof cita capolavori della fantascienza per descrivere il suo stato d’animo nei confronti della mitologia di LOST: spesso diceva di non voler mai raggiungere il livello che Star Wars raggiunse con i midichlorian come spiegazione della Forza. Piuttosto che rispondere a certe domande, è meglio lasciarle senza risposta.

In un certo senso ha anche ragione: lo ricordiamo tutti Across the Sea (la storia di Jacob e di Man In Black), l’episodio di Lost che più ha diviso il fandom, vero? Proprio in questa intervista, Lindelof spiega come, tra tutti gli episodi di LOST, questo fosse quello a cui era meno attaccato emotivamente: era un vero e proprio download di informazioni, senza nessun legame con i personaggi su cui aveva lavorato 6 lunghi anni.

Lindelof tra l’altro nell’intervista si rende persino disponibile a rispondere a qualsiasi domanda, non dando una risposta che rovinerebbe il mistero della serie, ma indirizzando il suo interlocutore nella giusta direzione, come a dire: gli indizi ci sono, cercateli e datevi una risposta da soli, LOST non vi offre la pappa pronta. Credo sia proprio questo il motivo per cui siamo qui a parlarne a distanza di anni.



A questo punto l’intervistatore esce con la perla che ho sentito dire un numero imprecisato di volte, a distanza di due anni non mi stupisco più, ma continuo a non capire come sia possibile che la gente non riesca a capire i concetti base del finale.

Forse in fin dei conti quello che mi ha deluso non è stata la mancanza di risposte, ma il fatto che le risposte fossero: tutto ciò che è accaduto non aveva alcun significato. Tutto questo non è successo.

Io credo che Lindelof, guardando il suo interlocutore, abbia pronunciato le parole “In che senso non è successo?” sapendo perfettamente qual era il senso del discorso: tutto questo non era reale.

Bravissimo Lindelof a rimanere quasi impassibile e non battersi la mano sulla fronte.

No!

-Era tutto reale.
-L’aereo è caduto.
-La botola è implosa.
-Jack chiude l’occhio e muore.
-Tutto ciò che è accaduto sull’Isola è reale.
Sono gli avvenimenti della VI stagione durante i “flash-sideways” a non essere accaduti nella realtà.

In questo preciso momento Hurley e Ben, con l’aiuto di Walt, sono realmente al comando dell’Isola. (Avete visto The New Man In Charge, vero?)

L’intenzione del team di LOST era quella di esplorare l’idea di purgatorio, in senso letterale e figurato. Questo concetto era così evidente sin dall’inizio che tra gli spettatori si era diffusa la convinsione che l’Isola fosse il purgatorio e che fossero tutti morti, nonostante tutto lo staff continuasse a ripetere che così non era.

La serie parla di giudizio, ma non il giudizio di una qualche divinità ma della capacità di auto giudicarsi, l’idea era che se i personaggi fossero stati in grado di perdonarsi la serie sarebbe finita. Il titolo non è LOST (“perduti”) perché queste persone sono su un’isola ma perché hanno perduto la via.

Il fatto che ABC abbia, per qualche bizzarro motivo, scelto di mandare in onda le immagini dei rottami del volo Oceanic 815 mentre scorrevano i titoli di coda è fuorviante, ma è stata una scelta del network, non degli autori, che si sono subito affrettati a precisare che LOST finiva prima dei titoli di coda e che quelle immagini non avevano alcuna attinenza con la storia.

Per aiutare lo spettatore a comprendere cosa fosse successo gli autori si sono premurati di farlo spiegare anche a Christian Shephard: è tutto reale, è accaduto tutto quanto, è solo che in quel luogo i concetti di spazio e tempo non hanno significato.

Lindelof sottolinea quale sia il concetto base di LOST: persone tra loro sconosciute, con una vita disastrosa alle loro spalle trovano conforto nel fare gruppo con gli altri sopravvissuti allo schianto sull’Isola, il senso di LOST non è certo “Migliaia di anni fa su un’isola una donna dà alla luce due gemelli, ecc.”. Il fatto che queste persone trovino una via d’uscita dalla miseria delle loro vite in questo modo è molto new age, dice Lindelof, ma è esattamente la storia che gli autori volevano raccontare.

Immagine

In ultimo Lindelof spiega due concetti molto semplici che, tuttavia, spesso non vengono compresi. Le domanda che spesso sono state rivolte a Lindelof e soci sono state:

1) Ve lo inventate man mano che andate avanti?
La risposta che vuole la gente è: “No, abbiamo già tutto in mente, sappiamo già dove andremo a parare”.

2) Quanto conta la risposta dei fan?
La risposta in questo caso dev’essere “Tantissimo.”

Il fatto è che invece le vere risposte sono:

1) “C’è un piano, quando questo piano non funziona lo cambiamo”.
Non si può pensare che un autore abbia in mente la seconda stagione di una serie mentre sta scrivendo la prima, non ha idea nemmeno se verrà rinnovata.

2) “Contate, ma la vostra reazione l’abbiamo già avuta noi mesi fa scrivendo il copione”.
Quando la serie è in TV i fan avvertono gli autori che c’è un iceberg lì davanti e che devono evitarlo, ma la rotta è già stata impostata e non può essere cambiata al volo.
Nikki e Paulo non vi piacevano? Erano già condannati prima ancora che poteste lamentarvi.

Con questo concludo, non mi sono preoccupato di sintetizzare troppo perché se siete fan di LOST siete sicuramente arrivati fino a qui e a questo punto, che vi sia piaciuto o meno il finale, avete un’idea più chiara di ciò che avevano in mente Lindelof, Cuse e gli altri.

Se ancora non siete convinti aspettate ancora una decina d’anni, vedrete che qualcuno vorrà fare un qualche remake di LOST e, se questo qualcuno sarà tanto audace quanto lo è stato Moore nel rifare Battlestar Galactica, il finale sarà completamente diverso, chissà se sarete soddisfatti di quello…

scritto da zefram cochrane
Fonte Itasa

92 minuti di applausi per Damon Lindelof.

Sto ancora ridendo per il “In che senso non è successo?” :XD: :XD: Genio!

Ovviamente quoto tutto! :scusa:


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 Oggetto del messaggio: Re: Dichiarazioni Autori e Attori dopo il finale
MessaggioInviato: mar mag 29, 2012 12:00 am 
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Be' come al solito un sentito grazie a tutti per tutte queste belle informazioni e traduzioni che permettono di leggere ciò che è stato "censurato", chissà perché poi ... :ciuccio:

Legandomi e incrociando con le considerazioni su FB, io non riesco a trovarci nemmeno un difetto in Lost. A posteriori è tutto facile - tutto facile al bar ...  chiosava il vecchio Gaber quando era ancora in sé. Io l'ho adorato tutto e sono grato allo stile di scrittura "in progress" su un canovaccio tracciato, per me è vera creatività. I sei anni a 80 ore a settimana io li sottoscriverei subito per raggiungere risultati simili. :gira:

Forse sarà che non ritengo la perfezione prorpria di questo mondo o perché ritengo che un Autore, quando produce qualcosa di così sensazionale, completo, bello, intelligente e via infiorettando, abbia il diritto di perdere qualcosina lungo il cammino, io continuo ritenere Lost prossimo alla perfezione o almeno asintotico al meglio. :love1:

I finali scherzosi me li son goduti veramente, mi piace chi sa far ironia su ciò che ha creato e la fa con tanta levità. Pensate che a me è piaciuto molto anche "Across the Sea" ... :shock:

In più, ho sempre ammirato la capacità di mantenere il filo in modo rigoroso e intelligente su cose che erano Ben oltre il limite di ciò che Kant definiva noumeno, senza mai perdere per un attimo il fair play o la capacità di una strizzatina d'occhio o, ancora, la generale coerenza del tutto. Neppure la matematica è completa, figuriamoci un serial! :fischio:

Quanto alle Risposte - quelle con la erre maiuscola - credo che sia un po' pretenzioso chiederle a due autori geniali ma non divini, né capaci di divinazioni ... Hanno fatto quel che noi umani sappiamo fare, direi al meglio: si son posti delle domande, hanno provato a dare risposte!

I dettagli insoluti non mi hanno mai dato fastidio, l'unica cosa che al posto loro avrei fatto - o tentato di fare - è allungare con ulteriori dettagli il mare magno delle "sliding doors" insite nella narrazione. Faccio un esempio, la V stagione poteva essere anche suddivisa in due stagioni con maggiori approfondimenti su tutto, poteva avere un ritmo e un respiro simile a quello delle magnifiche prime tre, la quarta poteva essere ancora più orientata alla fisica teoretica e più lunga, erano così bravi nel destreggiarsi con concetti difficili, rappresentati bene, senza falsificazioni che avrebbero potuto "giocare" più a lungo assumendo addirittura un "tono" quasi pedagogico - come quello di molte stagioni di Star Trek, TOS a parte (mica per altro e perché è l'unica che non ha mai visto per intero :udiu: ).

Sapevano insegnare bene, sapevano spiegare quasi perfettamente concetti tanto difficili ... So bene che questo non era il loro commitment, ma in cuor mio mi auguravo sempre che aggiungessero, prolungassero, insistessero ... Io l'adoravo. E poi mi è piaciuto il criterio della sfida creativa: "prendo un canovaccio e ci attacco tutta una serie di dettagli a costo di passare notti insonni a tirarmi fuori dai casini in cui mi son messo ..."
Ho adorato questo gusto per la sfida intellettuale, questo brillante coraggio nel mettersi in difficoltà da soli al fine di essere sempre più stimolanti, sempre più sfidanti ...

L'uso di quel metodo da work in progress credo sia stato la vera natura di Lost, il vero viaggio eroico degli autori e degli attori. In un certo senso i due sceneggiatori me li immagino un po' come MIB e Jacob e gli attori esattamente come gli Oceanic Six. Non non mi sono ancora bevuto il cervello. Io me li immagino pronti a "cucinare" destini come ricette improvvisate da uno chef di grande classe che sente la combinazione degli elementi e improvvisa, sapendo però sin da subito, che tipo di piatto vuole ottenere, quale sensazioni deve dare e anche che a qualcuno non piacerà!

:ble:
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 Oggetto del messaggio: Re: Dichiarazioni Autori e Attori dopo il finale
MessaggioInviato: mar mag 29, 2012 1:40 am 
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Quoto tutto il tuo post con il sangue, ed in particolare questo passaggio:

Deepspaceblue ha scritto
Forse sarà che non ritengo la perfezione prorpria di questo mondo o perché ritengo che un Autore, quando produce qualcosa di così sensazionale, completo, bello, intelligente e via infiorettando, abbia il diritto di perdere qualcosina lungo il cammino, io continuo ritenere Lost prossimo alla perfezione o almeno asintotico al meglio.


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 Oggetto del messaggio: Re: Dichiarazioni Autori e Attori dopo il finale
MessaggioInviato: mar mag 29, 2012 9:10 am 
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Joy Black ha scritto
Quoto tutto il tuo post con il sangue, ed in particolare questo passaggio:

Deepspaceblue ha scritto
Forse sarà che non ritengo la perfezione prorpria di questo mondo o perché ritengo che un Autore, quando produce qualcosa di così sensazionale, completo, bello, intelligente e via infiorettando, abbia il diritto di perdere qualcosina lungo il cammino, io continuo ritenere Lost prossimo alla perfezione o almeno asintotico al meglio.


Grazie Joy! :esalt:
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 Oggetto del messaggio: Re: Damon Lindelof parla di Lost
MessaggioInviato: mar mag 29, 2012 2:52 pm 
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Vado di copia e incolla dal gruppo facebook. non ho sbatti per riscrivere il tutto.
allora....il problema non è il finale di Lost in sè: sono passati 2 anni e ancora mi fa lo stesso effetto rivederli tutti OLTRE e vedere chi riesce a lasciare l isola mentre jack rimane a osservare la scena nei suoi ultimi istanti di vita. il problema non è il finale, ma il modo in cui ci sono arrivati! si poteva limitare l uso dei flashsideways e concentrarsi su altro!!! nel commento audio della 6x09 un produttore esecutivo dichiara che quell episodio aveva 2 impostazioni: una è stata quella effettivamente realizzata. l'altra prevedeva la vita da TRAMITE di richard alpert tra Jacob e quelli che venivano condotti sull isola attraverso diversi periodi storici. a me, vedere richard condurre dei giovani widmore ed eloise hawking sull isola e saperne di più su questi due personaggi NON MI SAREBBE DISPIACIUTO AFFATTO!!!! quindi, si sarebbe POTUTO e DOVUTO fare un altro episodio con richard alpert protagonista!!! lindelof dice che non era interessato alla mitologia di lost? ok, allora perchè hanno messo molta carne al fuoco in quegli anni???? che senso ha mostrare 2 volte in due season differenti il tizio col foro nel cranio nella fossa comune della dharma?? ha importanza col quadro generale? no di certo, ma allora PERCHE' mettere una cosa che non è importante?? è stato quel METTERE METTERE METTERE quando forse era il caso di togliere che ha lasciato l amaro in bocca a molti, me compreso! la season 5 aveva portato lost all interno del progetto dharma e la serie aveva dato FINALMENTE molte risposte! la 6 doveva portarci dentro gli Others e il loro mondo ma non è stato così in tutto e per tutto....la storia di cindy e dei bambini, l anno spiegata? NO! si potevano limitare i flashsideways e spiegarci questo!!! inoltre, non vi è sembrata una forzatura che il nonno di alvar hanso fosse il capitano della black rock ma che muoia all impatto della nave con l isola??? una coincidenza che poi suo nipote alvar abbia trovato l isola dove suo nonno morì? una coincidenza forzata...molte cose se non avevano intenzione di spiegarle potevano evitare di metterle...il doppiogiochismo di ben all interno della dharma per conto degli others: appena accennato! quanto poteva venire fuori da quella fase della sua vita!!! perchè hanno invece accumulato troppo sapendo che non ce l avrebbero fatta a spiegarlo tutto? e poi basta con questa storia dell Architetto di matrix!!! EBBASTAAAAA!!!! l origine di matrix viene PERFETTAMENTE descritta in Animatrix!!! in uno degli episodi animati di quel film! avrebbero potuto fare qualcosa di analogo ma non l hanno fatto! ecchecA********* Scusate lo sfogo ma lindelof probabilmente non si rende conto che quei pochi errori che ha fatto per molti fans sono imperdonabili o quasi!


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 Oggetto del messaggio: Re: Damon Lindelof parla di Lost
MessaggioInviato: mar mag 29, 2012 7:10 pm 
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Questo è il filmato. Dopo trovate la traduzione di parte del discorso.



Josh Topolsky – Credo che quello che è frustrante per la gente, e con Lost molta gente si è sentita così, è che l’ambiguità non era percepita come qualcosa su cui poi discutere, ma come una mancanza di risposte. E’ frustrante quando ami qualcosa e ci tieni tanto e vorresti delle risposte vere. Per i fanboy o fan dei fumetti, avere le risposte è molto importante. Io ho guardato Lost e ho trovato il finale destramente deludente. Deludente perché sentivo che c’era la promessa di qualcosa e il finale mi ha dato una sensazione tipo, “ma qual è lo scopo”?[…]
Damon Lindelof – […] Quello era il finale che volevo fare. Mi sono sempre trovato a mio agio con l’ambiguità dello show. Se c’è una cosa su cui recrimino… c’erano volte durante il corso dello show, in cui dissi in qualche intevista che “le risposte stanno arrivando”. Ma… vi sfido a controllare una qualsiasi intervista, fatta dopo la metà della terza stagione, che era il giro di boa, quando è stato detto che avevamo una data di arrivo. Fino allora c’è stato un certo grado di improvvisazione necessario: non sapevamo quante di queste cose avremmo realizzato o per quanto tempo ancora avremmo fatto queste cose. Una volta detto che erano rimasti 48 episodi, a quel punto dovevamo avere un minimo di pianificazione. Da quel momento credo di aver cominciato a dire in pubblico, “se state guardando lo show per le risposte e i misteri, il finale non vi piacerà”. […] Non è che non mi interessasse della mitologia dello show, semplicemente pensavo che esistono molti show concentrati sui misteri e sulla mitologia, in cui non la scena peggiore è quella in cui “l’Architetto spiega a Neo cosa accade in Matrix” (Lindelof cita la scena di Matrix Reloaded, ndt). […] Da una parte abbiamo l’Architetto e dall’altra Lost: Lost non basta, ma l’Architetto dice troppo, per cui la misura giusta sarebbe una via di mezzo. Ma io sarò sempre più vicino a Lost che all’Architetto, perché a me quello non interessa. […]

Josh Topolsky – Sai, non sono rimasto deluso perché Lost non mi ha dato le risposte alla fine, ma per quello che hanno dato le risposte: è come se la risposta è stata “tutto quello che è successo in realtà non significa nulla. Non è mai accaduto”.
DL – Cosa vuoi dire con “non è mai accaduto”?

JT – Era come se tutte queste cose, questa impostazione del “dovete fermare l’Uomo Nero perché bla bla bla”, era come se non avesse importanza. Perché non era reale.
DL - Ma si che lo era!

JT – Beh, ma non seriamente. Era come una fantasia condivisa.
DL – No!

JT – Quindi le cose sull’isola succedono nel mondo reale?
DL – Si

JT – Non ci credo che stiamo parlando di questo… Quindi queste cose sono vere e non in questo mondo fantasioso dove tutti stanno cercando di trovarsi l’uno con l’altro.
DL – Esatto. Alla fine dello show, l’ultima immagine dello show, Matthew Fox chiude l’occhio e muore. Quello, accade! Dal momento in cui chiude gli occhi, tutte le altre cose che abbiamo realizzato, i flashwsideways, in cui nessuno si consoce e l’aereo non è mai caduto… quello è, qualunque sia la vostra interpretazione, quello è ciò che tu definisci “non essere accaduto davvero”. Ogni cosa che vi abbiamo mostrato, ogni cosa in Lost che accade sull’isola… accade davvero. Al 100%. L’aereo è caduto, quelle persone sono sopravvissute, tutto ciò che hai visto in sei stagioni…

JT – Tutta quella lotta tra bene e male è vera, rappresenta una minaccia per l’universo…
DL – Si. La Dharma Initiative è reale. L’isola è reale. In questo preciso istante, Hurley e Ben, con l’aiuto di Walt, gestiscono le cose sull’isola. […] Una delle cose che abbiamo sempre voluto fare, e di cui eravamo davvero appassionati, era esplorare l’idea del purgatorio, sia in senso figurato che letterale. Questo è stato così ovvio al pubblico che dopo tre o quattro episodi della prima stagione hanno cominciato a dire, “è il purgatorio. Sono morti!” Noi abbiamo continuato a dire: “vi giuriamo che non sono morti!” Ma è il pubblico stesso a dirci che vuole una sorta di valutazione clinica dell’aldilà. Il purgatorio riguarda il giudizio. Ma lo show non ha una valutazione di un Dio, ma si concentra sull’autogiudicarsi. Jack crede di essere degno? Sawyer può perdonarsi per i propri peccati? Se i personaggi sanno perdonarsi da soli, allora lo show finisce: lo show si chiama Lost non perché sono su un’isola, ma perché hanno perso sé stessi. Come lo dimostriamo in maniera creativa? Perdonare sé stessi. C’è stata un’interpretazione, in gran parte dovuta alla decisione della ABC di mostrare immagini del relitto dell’aereo dopo i titoli di coda del finale. E noi abbiamo detto in pubblico, “mio Dio, non è un’idea nostra”.

JT – Credo che quello ha quasi cancellato ogni cosa. La sensazione è stata quella...
DL – Ma noi abbiamo anche anticipato la vostra reazione […] Suo padre (Christian Shephard, ndt) dice che “tutto è reale. Tutto è accaduto veramente”. E pensavo che questo avrebbe reso chiare le cose. […] Avvicinandoti al finale, la notte in cui il finale è andato in onda… prima ancora che ti sedessi per guardarlo: puoi dirmi in tutta onestà che ti sentivi così ottimista e alla fine delle due ore e mezzo saresti rimasto soddisfatto oppure con questa espressione…

JT – Per me Lost è stato uno show concepito per durare meno stagioni di quante ne ha avute […] Se aveste rivelato che questi erano da qualche parte nello spazio o che erano parte di un esperimento alieno […] Per me avrebbe avuto senso […]
DL – […] Uno degli episodi più infelici di Lost è “Across The Sea”, che sostanzialmente narra le origini di Jacob e MIB: è simile alla scena dell’Architetto. Non sono stato molto coinvolto a livello emotivo, perché in quella puntata non c’erano i personaggi a cui tenevo, visti nei precedenti 115 episodi. Non è che Jacob e MIB non fossero personaggi interessanti: lo erano. Ma se chiedi alla gente di cosa parla lo show, ti rispondono che c’è un incidente aereo, non dicono “centinaia e centinaia di anni fa…a dire il vero, millenni fa…”. Se rispondessero così, sarei “fuori”… Questa gente cosa ha ottenuto dopo l’incidente aereo? La risposta, per quanto può sembrare banale, è loro stessi. Sono individui perduti e tristi, e fondamentalmente trovano qualcosa in comune tra loro. Se non si fossero incontrati e non avessero trascorso quel tempo sull’isola, non sarebbero mai stati in grado di perdonare i propri peccati del passato. E’ la storia che volevo raccontare.


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